Tutte le patologie da amianto


 

Tutte le patologie da amianto

e il loro riconoscimento come malattie professionali ai fini della liquidazione

della rendita, delle maggiorazioni contributive per il prepensionamento

e il risarcimento dei danni differenziali

 

In Italia l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, secondo il D.P.R. 1124/1965 e la tabella delle malattie professionali, con d.m. 9 aprile 2008, entrato in vigore il 22 aprile 2008 e successivi aggiornamenti, riconosce come causate dall’esposizione ad asbesto, le seguenti patologie che risultano annoverate all’interno della LISTA I delle malattie la cui origine lavorativa è di “elevata probabilità”: 

 

a) Asbestosi polmonare (I.4.03); 

b) Placche e/o ispessimenti della pleura (I.4.03); 

b) Mesotelioma pleurico (I.4.03); 

c) Mesotelioma pericardico (I.6.03); 

d) Mesotelioma peritoneale (I.6.03); 

e) Mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (I.6.03); 

f) Tumore del polmone (I.4.03); 

g) Tumore della laringe (I.6.03); 

h) Tumore dell’ovaio (I.6.03);

 

 Il riconoscimento delle malattie causate dall’amianto nelle liste delle malattie professionali asbesto correlate risale per l’asbestosi nel 1943, per il cancro al polmone, e per il mesotelioma, nel 1994, per le placche pleuriche soltanto nel 2008, e solo ultimamente sono state aggiunte le altre patologie (tumore della laringe e dell’ovaio).

Queste patologie sono assistite dalla presunzione legale di origine, per cui il nesso causale si presume.

L’Inail, se vuole negare il diritto del lavoratore assicurato, deve eccepire e poi dimostrare la loro esclusiva origine extraprofessionale.

E’ sufficiente la presenza della noxae patogena nell’ambiente lavorativo per attivare la presunzione legale di origine (Cass., Sez. Lav., n. 23653/16).

Per le altre patologie (quelle inserite nella LISTA II e nella LISTA III dell’Inail e le altre), dopo il definitivo superamento del sistema tabellare, vale quello complementare di onere della prova a carico del prestatore d’opera al fine di ottenere l’indennizzabilità “anche per le malattie sia comunque provata la causa di lavoro” (Corte Costituzionale, Sentenze n. 179 del 18.02.88, e n. 206 del 25.02.88).

 

 

Sono contenute nella LISTA II dell’INAIL quelle patologie che sono considerate di limitata probabilità asbesto correlate di origine professionale, e come tali, non direttamente assistite dalla presunzione legale di origine:

   a) Tumore della faringe;

   b) Tumore dello stomaco;

   c) Tumore del colon retto;

Quindi, il lavoratore che ha lavorato in ambiente contaminato da polveri e fibre di amianto che ha contratto una di queste patologie, per poter ottenere l’accredito delle prestazioni INAIL è gravato dell’onere della prova, anche se potrà giovarsi del fatto che tali patologie sono contemplate nella LISTA II.

 

Nella LISTA III (origine professionale possibile), è inserito soltanto:

a) Tumore dell'esofago

Quindi, come per le patologie della LISTA II, il lavoratore che ha lavorato in ambiente contaminato da polveri e fibre di amianto che ha contratto una di queste patologie, per poter ottenere l’accredito delle prestazioni INAIL è gravato dell’onere della prova, anche se potrà giovarsi del fatto che tali patologie sono contemplate nella LISTA III.

 

 

Come chiarito dal Prof. Giancarlo Ugazio nella sua pubblicazione “La triade interattiva del mondo inquinato contro la salute”, Aracne Editore, le fibrille d’asbesto sono dannose alla salute umana, sia se inalate, sia se ingerite (Omura, 2006).

“Molto importante è la constatazione che le fibrille del minerale possono entrare nell’organismo non solo attraverso l’apparato respiratorio (inalate), ma anche per via gastro-intestinale (ingerite con i cibi o col potus), oppure attraverso le mucose di organi raggiunti dall’acqua potabile inquinata da asbesto quando fosse distribuita da reti idriche fatte da tubazioni di Eternit®, sia a seguito delle più comuni pratiche igieniche, sia da chi indossasse biancheria intima lavata con questo tipo di acqua potabile (Omura, 2006).

Sia le fibrille d’asbesto inalate sia quelle ingerite oltrepassano facilmente, soprattutto quelle di lunghezza inferiore a 10 μm, le barriere naturali dell’organismo, la mucosa delle prime vie aeree e quella dell’apparato gastroenterico, rispettivamente. In seguito, entrano nel circolo ematico e, in talune circostanze, in quello linfatico. Attraverso questi compartimenti, possono diffondersi e localizzarsi in tutti i tessuti dell’organismo. Infatti, dovunque il circolo capillare periferico fornisca ai tessuti l’ossigeno e gli altri metaboliti indispensabili per la vita, e li liberi dai cataboliti tossici (anidride carbonica e urea), dopo l’esposizione e l’assorbimento delle fibrille d’asbesto, può portar loro anche il minerale cancerogeno, dappertutto.

La distribuzione ubiquitaria delle fibrille d’asbesto tra tutti i compartimenti dell’organismo trova una chiara conferma dal quadro generale della localizzazione nella maggior parte degli organi del corpo umano della presenza dei corpuscoli dell’asbesto come reperto autoptico nei tessuti di lavoratori esposti e defunti (Rom, 1983; Ugazio, 2012). Il reperto di queste formazioni microscopiche è testimonianza di una prima tappa della risposta flogistica (di tipo cronico, fibrotico, non acuto, purulento) dei tessuti contro le fibrille che, ab initio, si comportano essenzialmente come microscopici corpi estranei. D’altra parte, la letteratura scientifica ha riportato un’evidente localizzazione preferenziale di lato delle fibrille d’asbesto nell’emisfero cerebrale corrispondente all’esposizione diretta del soggetto al muro di un ufficio impregnato del minerale, piuttosto che al lato opposto, esposto ad una  finestra che forniva  l’illuminazione diurna del locale (Omura, 2006).  Una valutazione critica delle due circostanze permetterebbe di considerare che non siano in contrasto, infatti, la seconda non esclude la prima anzi, dimostra che l’esposizione diretta può aggravare quel livello di assunzione basale del minerale – bilaterale - legata allo svolgimento di un’attività professionale (segretaria di studio dentistico) in un locale gravemente inquinato, e che è stata causa dell’insorgenza di morbo di Alzheimer nel paziente.

Le fibrille che eventualmente inquinassero l’acqua potabile impiegata per scopi igienici, avrebbero un loro peculiare destino perché, una volta localizzate nella cavità di organi in diretta comunicazione con l’esterno del corpo, possono spostarsi attraverso tale canalizzazione naturale verso tessuti-organi interni. Verosimilmente, questo è il caso delle microscopiche deposizioni del minerale che si localizzano nella vagina le quali, secondo recenti ricerche, provocano l’insorgenza dell’adenocarcinoma ovarico (Omura, 2006; Heller et al., 1999). Poi, riproducendo la stessa localizzazione dei corpuscoli dell’asbesto, si possono trovare le manifestazioni dell’azione cancerogena delle fibrille minerali. La letteratura scientifica riferisce che quest’azione patogena si realizza attraverso un danno della molecola del DNA del nucleo delle cellule mediante un’azione perossidativa (Voytek et al. 1990). 

Fig. 1 CORPUSCOLI DELL’ASBESTO
Fig. 1 CORPUSCOLI DELL’ASBESTO

Secondo W.N. Rom Environm Occupat Med 1983

Da Giancarlo Ugazio “Asbesto/Amianto, Ieri, Oggi, Domani”, Aracne (Roma) 2012

Fig. 3 VIE D’INGRESSO DELL’ASBESTO NELL’ORGANISMO
Fig. 3 VIE D’INGRESSO DELL’ASBESTO NELL’ORGANISMO
Fig. 4 SEDI DELLA LOCALIZZAZIONE E DELLE PATOLOGIE DA ABESTO
Fig. 4 SEDI DELLA LOCALIZZAZIONE E DELLE PATOLOGIE DA ABESTO

Come chiarito dal Prof. Giancarlo Ugazio:

“In seguito all’innesco molecolare della cancerogenesi, nei tessuti dei soggetti esposti, s’instaura un processo competitivo (tiro alla fune) tra i cancerogeni e i meccanismi naturali di difesa contro il cancro. Se, in dipendenza dalla dose di minerale assunta (body burden), che dipende dalla concentrazione del minerale nell’ambiente di lavoro o di vita, e dal tempo di esposizione a esso (periodo di latenza), la cancerogenesi prevale sulle difese, è inevitabile l’insorgenza di un tumore maligno.

Si sa oggigiorno che queste gravi patologie da asbesto possono colpire sia tessuti e organi localizzati nel torace, sia tessuti situati in altri distretti diversi dall’apparato respiratorio. Questi possono essere: il cervello (glioblastoma multiforme e astrocitoma), la prostata (carcinoma), l’ovaio (adenocarcinoma), (Omura, 2006; Heller et al., 1999), e diversi tessuti emolinfopoietici (leucemie, linfomi) (Omura, 2006).

La cancerogenesi da asbesto è potenziata dall’azione sinergica di metalli pesanti quali: il cromo esavalente, il mercurio, lo zinco, l’arsenico, il selenio, come anche di microrganismi (Candida Albicans, Citomegalovirus, Clamidia Trachomatis, Helicobacter Pylori) (Omura, 2006) oltre a improvvidi trattamenti iatrogeni capaci di alterare il delicato e prezioso equilibrio della bilancia perossidativa nei tessuti, come potrebbe risultare una terapia marziale dell’anemia.

Oltre alle neoplasie elencate sopra, la ricerca biomedica ha dimostrato che l’asbesto partecipa all’eziopatogenesi di altre patologie di tipo degenerativo. Tra esse si annoverano: il morbo di Alzheimer, con aumento del contenuto della beta-amiloide (1-42) nel tessuto cerebrale, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (ALS), e altre patologie meno drammatiche ma assai debilitanti, quali la fibromialgia e seri problemi cardiovascolari (Omura, 2006).           

Secondo gli scienziati della Columbia University (Omura, 2006) di NYC, contro la generale credenza secondo cui, quando l’asbesto si è accumulato dentro il corpo, è difficile rimuoverlo e che è necessaria una lunga latenza (anche più di quindici anni, talora fino a quaranta) per sviluppare il mesotelioma pleurico, i dati recenti dimostrano che in meno di cinque anni (dall’11 settembre 2001 al 15 maggio 2006), diverse persone che lavoravano vicino al Ground Zero reliquato del crollo delle Torri Gemelle del World Trade Center sono morte a causa di mesotelioma pleurico (Omura, 2006).   E’ stato dimostrato che hanno assunto fibrille di asbesto e nanotubi di carbonio (Wu et al., 2010).

Il medesimo gruppo di ricerca (Omura, 2006) ha riferito che l’azione patogena dell’asbesto comporta l’aumento della sua concentrazione nei tessuti, da un valore basale di 5 μg nei tessuti normali a 0,2-0,6 mg (talora a 2,0 mg) espressa in unità BDORT (Bi-Digital-O-Ring-Test) (Omura, 2006), accompagnato dalla drastica diminuzione del telomero delle cellule normali e dall’incremento del telomero delle cellule cancerose.

A questo punto occorre dare due precisazioni. 1) Il BDORT consiste in una prova in cui un anello formato con apposizione energica del pollice di una mano con una delle altre dita della stessa mano (2o, 3o, 4o, 5o) è aperto per il rilassamento della tensione muscolare del soggetto esaminato, dovuto al fenomeno della risonanza con l’identità e la quantità della specie molecolare evocata dall’esaminatore che, da parte sua, opera una sollecitazione per il rilascio dell’anello bidigitale (cfr. BDORT, in Internet.) 2) Il telomero è la regione terminale dei cromosomi lineari composta di DNA altamente ripetuto, che non codifica per alcuna proteina, ma che ha un ruolo importante nell'evitare la perdita d’informazioni durante la duplicazione dei cromosomi, un danno che, tra l’altro, caratterizza il fenomeno dell’invecchiamento.

Nel corso degli ultimi anni, gli scienziati della Columbia University hanno elaborato e collaudato una combinazione di cinque agenti terapeutici mutualmente compatibili (cilantro, amoxicillina, acidi grassi poli insaturi, sostanza zeta e acido caprilico) che riescono a ridurre i livelli nei tessuti sia dell’asbesto sia dei metalli pesanti e dei microrganismi che hanno una funzione sinergica col minerale nocivo; alla rimozione degli agenti patogeni dal tessuto fa seguito il loro ritrovamento nell’urina (Omura et al., 2010b). Risultati analoghi, soprattutto rispetto alla bilancia dei telomeri, sono ottenuti somministrando DHEA (deidrossiepiandrosterone, un ormone naturale il cui livello diminuisce in condizioni patologiche) (Omura, 2006), oppure applicando cicli di stimolazione elettrica transcutanea nella regione infrapatellare delle ginocchia mediante un emettitore d’impulsi, di frequenza pari a quella cardiaca [circa 60 Hz], trasmessi  con un elettrodo di superficie fatto in casa (Omura et al., 2010b).  

Concludendo, si può dire che, essenzialmente, Yoshiaki Omura e collaboratori hanno elaborato e collaudato un procedimento non invasivo per l’individuazione qualitativa e quantitativa sia dell’asbesto sia di tutti gli altri agenti chimici patogeni descritti in precedenza, capaci di svolgere un’azione sinergica – contribution, secondo la terminologia di Y.O. - con il minerale cancerogeno.

Parallelamente a queste ricerche, gli autori hanno dimostrato i rischi per la salute (vulnerabilità del cuore, per eccesso di troponina I, e calo delle difese contro il cancro) connessi con l’abitudine di indossare anelli sulle dita della mano sinistra e/o bracciali metallici sul polso sinistro. L’azione nociva dipenderebbe dalle correnti elettriche continue che lambiscono le regioni dell’arto superiore sinistro in cui sono localizzate le linee di rappresentazione del cuore, soprattutto del fascio di conduzione di esso (Omura et al., 2010a).  Apparentemente, la ricerca sugli effetti degli anelli alle dita della mano sinistra potrebbe sembrare superflua nei confronti delle azioni patogene vere e proprie dell’asbesto se non si tenesse conto che uno degli organi direttamente suscettibili alla patologia da asbesto è proprio il cuore.

A questo punto s’impone di integrare la presente trattazione con una rassegna sinottica dei riferimenti bibliografici delle ricerche sulle patologie causate dall’asbesto distinguendo le localizzazioni extra-toraciche da quelle toraciche. Questo approfondimento è più che necessario per il fatto che ancora oggigiorno molti ricercatori, tra cui anche epidemiologi e/o responsabili della tenuta di registri-tumori, correlati con l’esposizione ad asbesto, ignorano, o non si curano, delle neoplasie a localizzazione extra-toracica. Tanto meno costoro considerano molte altre affezioni degenerative, non tumorali, provocate dall’asbesto. Un fattore aggiuntivo che comporta la sottostima della frequenza delle patologie correlate da asbesto consiste nello “strabismo” degli epidemiologi, generalmente affetti da uno spostamento dell’asse visivo che li porta a contare le patologie lavorative, magari solo quelle con pedigree, mentre non si danno pensiero di quelle del cittadino esposto al minerale nell’ambiente domestico o d’ambiente di vita. La conseguenza di quest’approccio, di tipo medievale, è che il conteggio de jure delle vittime dell’asbesto è assai inferiore di quello de facto, il vero”.

Il Prof. Giancarlo Ugazio richiama la letteratura scientifica dalla quale si evince che le tabelle INAIL sono assolutamente incomplete, e che pertanto anche altre patologie sono causate o concausate dall’amianto, e se ne può chiedere il riconoscimento come malattie professionali, sia per ottenere la rendita che il prepensionamento ex art. 13 co. 7 l. 257/92, oltre al risarcimento dei danni differenziali a carico del datore di lavoro, come più volte puntualizzato dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Sono asbesto correlate, come dimostrato dal Prof. Giancarlo Ugazio, le seguenti patologie extratoraciche:

Cervello (Robinson et al., 1999; Omura,2006; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);

Colecisti (Moran, 1992);

Colon-retto (Bianchi et al., 2007; Manzini et al., 2010; Reid et al., 2012);

Tessuti Emolinfopoietici (Robinson et al., 1999; Omura, 2006; Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);

Esofago (Kanarek, 1989; Omura, 2006);

Laringe-Lingua (Omura, 2006; Manzini et al., 2010);

Mammella (Selikoff, 1974; Feigelson et al., 1996; Fear et al., 1996; Robinson et al., 1999; Omura 2006 & 2010);

Ovaio (Heller et al., 1996; Heller et al., 1999);

Pancreas (Moran, 1992; Kanarek, 1989);

Peritoneo (Moran, 1992; Heller et al., 1999; Pavone et al., 2012);

Prostata (Moran, 1992; Feigelson et al., 1996; Stellman et al., 1998; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003;  Bianchi et al., 2007; Reid et al., 2012);

Rene (Bianchi et al., 2007);

Stomaco (Kanarek, 1989; Moran, 1992);

Testicolo (Manzini et al., 2010);

Tiroide (Manzini et al., 2010);

Vagina-Vulva (Pukkala & Saarni, 1996);

Vescica (Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Manzini et al., 2010; Pavone et al., 2012).

A queste patologie si aggiungono quelle tumorali localizzate nel torace:

Pleura (Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009; Bayram et al., 2012; Reid et al., 2012);

Polmone (Selikoff, 1974; Moran, 1992; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009).

Oltre a quelle degenerative non tumorali:

Cuore (Miocardiopatia) (Omura, 2006; Reid et al., 2012);

Sistema nervoso centrale (morbo di Alzheimer & autismo) (Omura, 2006); (Sclerosi Laterale Amiotrofica) Omura, 2006).

 

Sul potenziamento e sul sinergismo.

 

L’esposizione a più cancerogeni ne potenzia l’effetto, moltiplicandone gli effetti e il rischio di insorgenza di patologie tumorali:

Fig. 5 RISCHI PLURIMI NELL’IMPIEGO DELL’ASBESTO NELLE PRATICHE EDILI
Fig. 5 RISCHI PLURIMI NELL’IMPIEGO DELL’ASBESTO NELLE PRATICHE EDILI

APPLICAZIONE DI ASBESTO A SPRUZZO NEL CORSO DI UNA COSTRUZIONE EDILE Per gentile concessione di Mitchell Cohen.

FUMO DI TABACCO + FIBRE DI ASBESTO 10 + 13 = 56 (RISCHIO QUINTUPLICATO)

Fig. 6 CRITICITA’ AMBIENTALI DA ASBESTO PER GRUPPI DI LAVORATORI
Fig. 6 CRITICITA’ AMBIENTALI DA ASBESTO PER GRUPPI DI LAVORATORI

ASBESTO LIMPET: applicazione a spruzzo.

LIMPET era un prodotto della Società Keasbey e Mattison.

Nota: il lavoratore a destra provvede ad alimentare le macchine.

Per gentile concessione di Mitchell Cohen.

 

 

E’ verosimile pensare che quelle macchie bianche sui pantaloni degli operai siano deterse con la lavabiancheria di casa azionata dalle loro compagne, esposte al minerale cancerogeno sebbene non iscritte nei libri-paga dell’imprenditore.

 

Come evidenziato dal Prof. Giancarlo Ugazio, anche Abrams (1992) mise a fuoco molte e gravi pratiche in concorso tra imprenditori e sanitari collusi per occultare e/o censurare i risultati scientifici che dimostravano la cancerogenicità dell’asbesto, come quelli ottenuti da Leroy Gardner, tanto da concludere il suo articolo con l’epilemma “quante vite umane sarebbero state risparmiate se quei risultati scientifici non fossero stati pubblicati, previa censura, con trent’anni di ritardo”