Ricerca e Cura del Mesotelioma


Il Dipartimento Ricerca e Cura del mesotelioma è stato istituito per sconfiggere il mesotelioma e per curare coloro che, purtroppo, ne sono affetti.

 

Il Dipartimento Ricerca e Cura del mesotelioma è stato costituito dall’Avv. Ezio Bonanni, nella sua qualità di Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ed è diretto dal Prof. Luciano Mutti, per assistere, gratuitamente, tutti coloro che ne fanno richiesta, attraverso le più innovative e recenti scoperte della ricerca biomedica e oncologica, e con la tutela legale in tutte le competenti sedi, ai fini assistenziali, previdenziali e risarcitori.

 

Il mesotelioma è un cancro che può colpire la pleura, il pericardio, il peritoneo e la tunica vaginale del testicolo, e purtroppo, è una delle neoplasie più difficilmente aggredibili con la chirurgia, la chemioterapia, radioterapia e immunoterapia.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni, nonostante questo quadro non troppo incoraggiante, continuano, ormai da molti anni, a lottare perché si affermi la prevenzione primaria, e nel caso infausto di diagnosi, vengano assicurate le cure migliori e la necessaria assistenza medica e legale.

Per questi motivi, tutti coloro che pensano di essere stati esposti ad amianto, di aver subito dei danni, o peggio, che hanno visto diagnosticarsi il mesotelioma, e i loro familiari, possono, in ogni occasione e in ogni momento, chiedere l’intervento dell’Osservatorio Nazionale Amianto, anche come second opinion e ascolto.

E’ sufficiente scrivere direttamente all’Osservatorio Nazionale Amianto, inoltrando un’email all’indirizzo:

osservatorioamianto@gmail.com

e contattando gli operatori al numero:

0773/663593

per ottenere immediata assistenza medica e legale.

 

L’equipe medica è coordinata dal Prof. Luciano Mutti e formata da medici volontari, che assistono i pazienti in modo assolutamente gratuito. Nella città di Roma è stato istituito anche un Ambulatorio Oncologico  dell'ONA ONLUS, coordinato dal Dott. Carmine Luigi Roma, al quale tutti i pazienti si possono rivolgere per essere visitati.

Il Sistema Sanitario Nazionale attraverso le Aziende Sanitarie Locali dovrebbe innanzitutto assicurare, specialmente per chi è stato esposto professionalmente a polveri e fibre di amianto, adeguati presidi di sorveglianza sanitaria (art. 259 D.L.vo 81/2008).

I cittadini quindi possono rivolgersi alle strutture pubbliche che però, non sempre, sono state brillanti in termini di tempestività della diagnosi e assunzione di strumenti terapeutici, e in molte occasioni l’intervento dei medici volontari dell’ONA, capitanati dal Prof. Luciano Mutti, è stato utile e importante, per la guarigione (evento purtroppo raro), per migliore qualità e aspettative di vita e per evitare, in molte occasioni, interventi e trattamenti unitili e dannosi, invasivi e con effetti collaterali.

 

Il Dipartimento Ricerca e Cura del mesotelioma non certo vuole sostituire nelle sue attività il SSN (Servizio Sanitario Nazionale), ed è ad esso sussidiario e complementare, e che spesso richiama i suoi doveri, fermo l’impegno costante e giornaliero in favore di tutte le vittime, cui fornisce ogni tipo di supporto, compreso quello di assistenza legale.


L’Osservatorio Nazionale Amianto, quindi, fornisce un servizio gratuito, di assistenza medica, con il Prof. Luciano Mutti e legale, con il suo Presidente, Avv. Ezio Bonanni ,  per la tutela in sede previdenziale - rendita INAIL e benefici contributivi e per l’applicazione della nuova legge in materia di immediato pensionamento per effetto dell’art. 1 co. 250 della L. 232/2016, e il diritto al risarcimento dei danni.

Tutti coloro che ne hanno necessità possono chiedere di essere assistiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto, facendone richiesta con l’inoltro di una email all’indirizzo:

osservatorioamianto@gmail.com

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito un applicativo internet/piattaforma digitale ONA RE.P.A.C. (Registro Patologie Asbesto Correlate) che permette la segnalazione, anche in forma anonima, e registrazione dei nuovi casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto correlate.

L’Associazione, dopo aver pubblicato il Primo Rapporto Mesoteliomi (15.12.2015), il successivo 03.07.2017 ha reso pubblico il Secondo Rapporto Mesoteliomi,  con conferenza stampa nella sala del Carroccio presso il Campidoglio di Roma, con pubblicazione anche degli atti in video

 

La registrazione è estesa a tutte le patologie per le quali si può affermare una riconducibilità alle esposizioni professionali e ambientali a polveri e fibre di amianto.

 

Coloro che hanno ricevuto la diagnosi di mesotelioma, se l’esposizione è ambientale hanno diritto ad accedere al fondo INAIL per le vittime amianto, se è lavorativa, hanno diritto alla costituzione della rendita INAIL, ovvero al riconoscimento della causa di servizio e al tempo stesso, alle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto per il prepensionamento (ex art. 13 comma 7 Legge 257/1992), e nel caso queste maggiorazioni non risultassero sufficienti, coloro che hanno ottenuto il riconoscimento del mesotelioma (e anche del cancro polmonare e dell’asbestosi) quale patologia professionale, hanno comunque diritto all’immediato pensionamento, in base a quanto stabilito dall’art. 1, comma 250, Legge 232/2016.

C’è una speciale disciplina per il personale civile e militare delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza, con la parificazione alle vittime del dovere e, ai fini previdenziali, con la parificazione a quelle del terrorismo, con conseguente diritto ad ottenere la liquidazione dell’assegno vitalizio, dello speciale assegno vitalizio, della speciale elargizione e di tutte le altre prestazioni, e ciò attraverso, ovvero nei termini specificati, nella relativa sezione di questo sito, con il coordinamento dell'Avv. Ezio Bonanni.

 

Queste prestazioni sono reversibili in favore del coniuge e dei figli minorenni e studenti, e quelle di vittime del dovere anche ai figli maggiorenni.

 

Tutte le vittime, e i loro familiari, hanno diritto ad ottenere l’integrale risarcimento dei danni.

In caso si urgente necessità di assistenza legale, tutti coloro che hanno ricevuto la diagnosi di mesotelioma, e i loro familiari, possono altresì rivolgersi anche direttamente all’Avv. Ezio Bonanni, inoltrandogli una e-mail all’indirizzo:

avveziobonanni@gmail.com

oppure contattarlo telefonicamente al numero:

335/8304686

 

la risposta e la disponibilità saranno immediate.


L’Osservatorio Nazionale Amianto, in più occasioni, ha dovuto prendere atto del fatto che la diagnosi di mesotelioma è giunta tardivamente, sia per mancanza di efficiente e tempestiva sorveglianza, sia per veri e propri errori diagnostici, e ciò ha pregiudicato enormemente le chance di sopravvivenza delle vittime e la qualità della loro vita per il poco tempo che è rimasto loro dopo la diagnosi.

 

Per questi motivi, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha costituito il Dipartimento ONA MALASANITA' e ha dedicato una speciale sezione del suo giornale notiziario  ai casi di malasanità, ovvero si sta impegnando affinché ci sia una sorveglianza sanitaria tempestiva ed uniforme in tutto il territorio nazionale, così come imposto dalla legge, peraltro a carico delle ASL dopo che il lavoratore è stato collocato in pensione (fase della vita fondamentale per i lunghi tempi di latenza della patologia).

 

Le tesi dell'ONA sono supportate innanzitutto dai protocolli (in particolare quello del Servio Regionale dell’Emilia Romagna già a partire dal 2012), dedicato al “percorso diagnostico terapeutico dei pazienti con mesotelioma maligno della pleura”.

 

Infatti, le chance di sopravvivenza sono strettamente legate alla tempestività della diagnosi poiché, se il paziente passa dal primo, al secondo, al terzo o addirittura al quarto stadio, e ciò per il ritardo e/o per assenza di sorveglianza sanitaria, non si può dire che siano rimaste immutate le sue chance rispetto a una diagnosi tempestiva.

 

Riguardo ai tassi di sopravvivenza correlati allo stadio non vi sono ampie statistiche epidemiologiche. Secondo l’Office for National Statistics (Cancer Survival in England: patients diagnosed between 2010 and 2014 and follone up to 2015) britannico in caso di malattia localizzata il 35% dei pazienti sopravvivono oltre un anno dalla diagnosi e il 5% oltre cinque anni. In caso di mesotelioma pleurico non localizzato il 15% dei pazienti sopravvive almeno un anno e solo nell’1% dei pazienti la sopravvivenza raggiunge cinque anni.

L’American Cancer Society riporta i seguenti valori medi di sopravvivenza (calcolati sulla base di casistiche internazionali comprendenti pazienti affetti da mesotelioma trattati chirurgicamente nel periodo 1995-2009) distinti in base allo stadio, con una sopravvivenza media di 21 mesi se il mesotelioma è al primo stadio ed una sopravvivenza media pari a 12 mesi se il tumore è al IV stadio. I dati statunitensi sono stati superati dai più recenti pattern riportati in Letteratura, secondo cui vi è un aumento della sopravvivenza (Weiquan Zhang, Xinshu Wu et al. Advances in the diagnosis, treatment and prognosis of malignant pleural mesothelioma. Ann Transl Med. 2015 Aug; 3(13): 182). Nello studio di J. Faig (J. Faig, S. Howard, et al. Changing Pattern in Malignant Mesothelioma Survival, Transl Oncol 2015; 8(1): 35-39) sono analizzati 380 casi di mesotelioma, diagnosticati dal 1992 al 2012, la percentuale di sopravvivenza a 1, 3, 5 e 10 anni era pari rispettivamente al 73,1%, 22,9%, 12% e 4,7%.


Pubblicazioni ancora più recenti indicano percentuali del 15% per una sopravvivenza a 5 anni (Wolf AS, Flores RM. Current  Treatment of Mesothelioma: Extrapleural

Pneumonectomy Versus Pleurectomy/Decortication. Thorac Surg Clin. 2016 Aug;26(3):359-75).

 

Sulla base di tali dati si ritiene dunque che la mancata sorveglianza sanitaria da un lato e l’errato percorso diagnostico abbiano determinato un notevole ritardo (pari ad un anno) nell’identificazione della malattia neoplastica che ha privato il paziente almeno del 73% di chance di vivere oltre un anno dal trattamento e del 23% di sopravvivere 3 anni, riducendo altresì i periodi  di intervallo liberi da malattia che nel caso in oggetto purtroppo non si sono concretizzati, il trattamento chemioterapico non riusciva a controllare il tumore che progrediva inesorabile.

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha già iniziato diverse azioni civili per ottenere il risarcimento dei danni subiti da quei pazienti che sono stati privati della sorveglianza sanitaria e perciò stesso hanno ricevuto in ritardo la diagnosi con diminuite chance di sopravvivenza e, in qualche caso, con errore di diagnosi e terapie inefficaci e dannose.

Solo dopo la notifica degli atti di citazione in molte delle realtà italiane le agenzie pubbliche hanno deciso di tenere una maggiore accortezza in materia di sorveglianza sanitaria. Rimane ancora sul tappeto il caso Sicilia, regione nella quale la RG n. 10/2014 rimane ancora inattuata, nonostante le poderose iniziative dell’Osservatorio Nazionale Amianto nell’isola.


Avv. Ezio Bonanni - intervistato sul mesotelioma e sulle attività del Dipartimento Ricerca e Cura mesotelioma.

 

L’Avv. Ezio Bonanni non è certamente un medico, e tuttavia la lunga esperienza di rappresentanza e tutela e l’ascolto di vittime dell’amianto lo ha portato ad acquisire una notevole esperienza sugli effetti che queste fibre killer hanno sulla salute umana, in particolare sulle sierose umana, e quindi sul mesotelioma della pleura, del pericardio, del peritoneo e della tunica vaginale del testicolo.

Per questi motivi, abbiamo intervistato l’Avv. Ezio Bonanni.

 

Avv. Ezio Bonanni, che cos'è il mesotelioma?

Il mesotelioma è una neoplasia primitiva che colpisce le diverse sierose (quella della pleura, del peritoneo, del pericardio, della tunica vaginale del testicolo) ed è quasi esclusivamente causata dalla esposizione a polveri e fibre di amianto.

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto, fin dal 2015, ha reso pubblico il suo Primo Rapporto Mesoteliomi, e ha istituito la piattaforma ONA REPAC attraverso la quale è possibile segnalarne i casi, anche in forma anonima ed ottenerne la registrazione.

 

Il Secondo Rapporto Mesoteliomi ONA ONLUS, presentato lo scorso 03.07.2017, ha permesso di accertare che il trend di casi di mesotelioma è in costante aumento e che rispetto ai dati del V Rapporto Renam, aggiornati al dicembre 2012, riportano per il 2011, 1500 casi di mesotelioma.

 

Infatti il Secondo Rapporto Mesoteliomi di ONA ONLUS ha permesso di confermare che nel 2015 risultano censiti 1900 casi di mesotelioma in Italia confermando così i dati diffusi da AIRTUM/AIOM (‘I numeri del cancro in Italia 2005’).

 

La frequenza del mesotelioma è maggiore tra gli uomini (2/3 dei casi) e ciò per il fatto che sono stati più esposti ad amianto, in modo più esponenziale nelle regioni settentrionali, e in particolare aree come l’hinterland milanese, tra cui l’oltre Po pavese e la provincia di Alessandria, in particolare nella città di Casale Monferrato e nella Regione Liguria, sede di importanti cantieri navali e installazioni militari. Il periodo di sopravvivenza è pari a 9,8 mesi (Montanaro F, Rosato R, Gangemi M, et al. Survival of pleural malignant mesothelioma in Italy: A population based study. Int J Cancer 2009;124;201-7) per il mesotelioma pleurico e di 5,6 mesi per il mesotelioma del peritoneo (Mirabelli D, Roberti S, Gangemi M, et al. Survival of peritoneal malignant mesothelioma in Italy: A population based study. Int J Cancer. 2009;124, 194-200.), con una sopravvivenza a 5 anni del 5% per il primo e dell’8,1% per il secondo ed una media del 7% ai 5 anni.

 

Il mesotelioma costituisce il 4% della mortalità globale per il cancro, per tutte le età e per entrambi i sessi e nel corso di questi ultimi anni, per coloro per i quali la diagnosi è stata precoce, si è riusciti ad avere un significativo prolungamento delle aspettative di vita, e delle condizioni generali e in alcuni casi, seppur rari, anche la guarigione.

 

Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Amianto confortate anche da altri studi (Marinaccio A, Montanaro F, Mastrantonio M, et al. Predictions of mortality from pleural mesothelioma in Italy: a model based on asbestos consumption figures supports results from age-period-cohort models. Int J Cancer 2005;115:142-7;Pelucchi C, Malvezi M, La Vecchia C, et al. The Mesothelioma epidemic in Western Europe: an update. Br J Cancer 2004;90:1022-4), la massima incidenza di questa neoplasia si registrerà tra la seconda e la terza decade degli anni 2000, per l’andamento nel tempo dell’esposizione ad amianto, il cui uso industriale è stato il più massiccio negli anni ’70 e fino alla fine degli anni ’80, con una limitazione a partire dall’entrata in vigore della L. 257/92 che però non ha escluso totalmente le esposizioni per l’uso massiccio del minerale (in misura di 3.748.550 tonnellate prodotte e 1.900.885 tonnellate importate, per un totale di 5.649.435 tonnellate, che miscelato con altro, ne determina la presenza in oltre 40.000.000 di tonnellate di materiali che lo contengono).

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito lo speciale dipartimento e nucleo operativo delle c.d. Guardie Nazionali Amianto, e ha costituito l’applicativo internet attraverso il quale possono essere effettuate le segnalazioni di presenza di materiali di amianto, ovvero di sospetta presenza di amianto, e quindi, perciò stesso, con sollecitazione per la bonifica/rimozione, quale effettivo strumento di prevenzione del mesotelioma e delle altre patologie asbesto correlate, perché, almeno per il mesotelioma, nella quasi totalità dei casi è solo l’amianto che lo provoca.

 

Tutti i tipi di asbesto causano il mesotelioma maligno (NTP National Toxicology Program. Report on Carcinogens, U.S. Department of Health and Human Services, Public Health Service, Research Triangle Park. 2009; IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans, A review of human carcinogens: metals, arsenic, dusts, and fibres. 100 C. WHO, IARC. Lyon:2012), compreso il crisotilo, anche se le fibre di quest’ultimo sono ritenute meno potenti (Chrysotile Asbestos Expert Panel, Chrysotile Asbestos Consensus Statement and Summary, Montreal, Quebec, November 13-14,2007) e in rari casi le esposizioni ad erionite e ad altre fibre minerali asbestiformi (IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans, A review of human carcinogens: metals, arsenic, dusts, and fibres. 100 C. WHO, IARC. Lyon:2012; Pan XL, Day HW, Wang W, et al. Residential proximity to naturally occurring asbestos and mesothelioma risk in California. Am J Respir Crit Care Med 2005;172;1019-25; Ferrante D, Bertolotti M, Todesco A, et al. Cancer mortality and incidence of mesothelioma in a cohort of wives of asbestos workers in Casale Monferrato, Italy, Environ Health Perspect 2007;115:1401-5) hanno avuto un ruolo.

 

Inoltre non c’è una soglia al di sotto della quale si possa escludere il rischio di insorgenza del mesotelioma: “At present, it is not possible to assess whether there is a level of exposure in humans below which an increased risk of cancer would not occur” (IARC), che conferma come l’unica fibra di amianto che non è dannosa è quella che non si respira (come recita un aforisma coniato dallo stesso Prof. Luciano Mutti).

 

Ciò è ribadito nella stessa legislazione comunitaria, a partire dal quarto ‘considerando’ della Direttiva 477/83/CEE e dall’undicesimo ‘considerando’ della Direttiva 148/2009/CE (protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con una esposizione ad amianto durante il lavoro).

 

Già nel 1978, lo studioso Irving Selikoff in "Asbestos and disease", ha evidenziato che anche le basse esposizioni rilevano ai fini del rischio di insorgenza del mesotelioma e nessuno ne è al riparo (“the trigger dose may be small, in some cases extraordinarily so” (Selikoff, Asbestos and Disease, Accademy Press 1978, Relationships – second criterion, p. 162).

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Come si presenta questa neoplasia? 

La malattia ha un periodo di latenza insolitamente lungo, in quanto le persone che sono state esposte all’asbesto, non possono sviluppare i primi sintomi di questa malattia prima che siano passati almeno quindici, vent’anni dall’esposizione, e talvolta ne possono trascorrere anche quarantacinque, prima che si verifichi la malattia. Ed è per questo che, il largo utilizzo di amianto nelle industrie come materiale industriale intorno agli anni settanta, sta producendo ancora nuove diagnosi di mesoteliomi tra i lavoratori che oggi sono in pensione. In altri casi, il mesotelioma si è presentato anche in persone che non avevano avuto una precedente esposizione all’asbesto, e nella maggior parte di questi casi si trattava dei familiari delle persone che avevano lavorato a contatto con l’amianto, che hanno inalato le fibre o le particelle di tale materiale attraverso la manipolazione di vestiti, di scarpe, e attraverso i capelli, e quindi tramite le fodere dei cuscini dei propri familiari, che quindi si sono rivelati essere il veicolo di trasmissione del tumore. Inoltre in questi casi rientrano anche le persone che vivevano nei quartieri limitrofi alle industrie che lavoravano l’amianto, grazie alla diffusione nell’aria delle particelle di polvere di questo materiale.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Quali sono gli studi sul mesotelioma?

Le ricerche e le relative pubblicazioni scientifiche confermano che non sussiste una dose al di sotto della quale si è al riparo per il rischio di insorgenza del mesotelioma, anche se certamente una dose minima di esposizione è necessaria.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Quali sono i sintomi che si manifestano in coloro che sono affetti da mesotelioma?

Alcuni dei sintomi del mesotelioma, che sono comuni alle varie forme di tale neoplasia sono: perdita di peso, gonfiore addominale, dolore nella cavità addominale (a causa dell’accumulo di liquido nella cavità, nei polmoni o nel cuore), occlusione intestinale, alterazione della coagulazione del sangue, anemia, febbre, difficoltà a deglutire e onfiore del collo o del viso, la cachessia (una grave forma di deperimento organico, caratterizzata dal progressivo deterioramento di tutte le funzioni metaboliche, essa è enormemente associata ai tumori maligni, in cui rappresenta un processo passivo provocato dall’azione depauperante del tumore nei confronti di proteine, lipidi, glucidi e purine, che molto spesso provocano escavazione dei tratti somatici).

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Come vengono classificati i mesoteliomi?

Esistono due classificazioni di base per le cellule tumorali del mesotelioma: mesotelioma epitelioide e mesotelioma sarcomatoide.

Questa classificazione viene effettuata in base al tipo di cellule che vengono a far parte dei mesoteliomi, ma esiste una terza possibilità di interessamento delle cellule, in questo caso parliamo di mesotelioma bifasico, in cui le cellule coinvolte sono di entrambe le tipologie. Quindi come vediamo, le cellule tumorali che si sviluppano dal tumore del mesotelio, possono essere di due tipi, ma possiamo avere tre forme diverse di tumore. Le cellule tumorali epitelioidi sono il tipo più comune di cellule riscontrate nei mesoteliomi, mentre invece le cellule sarcomatoidi sono meno comuni e sono molto spesso correlate ai mesoteliomi peritoneali.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Quali sono i trattamenti per la cura del mesotelioma epitelioide?

Il mesotelioma epitelioide, conosciuto anche come mesotelioma epiteliale, è una forma di mesotelioma maligno che colpisce specificamente le cellule epiteliali, che vanno a costituire il tessuto che riveste la parete esterna degli organi interni. Circa il cinquanta, settanta per cento di tutti i casi diagnosticati di mesotelioma sono classificati come epitelioidi. Le cellule epitelioidi sono cellule epiteliali che iniziano a funzionare in modo non corretto, e iniziano successivamente a riprodursi in maniera incontrollata, diventando così cellule tumorali.

 

Inizialmente, il mesotelioma epitelioide era considerato molto frequente, in quanto esso veniva scambiato con un'altra forma di tumore, che è l’adenocarcinoma, a causa della forma delle cellule, per cui si giungeva ad una errata diagnosi al microscopio. I sintomi del mesotelioma epiteliale dipendono dalla zona o dall’organo in cui si trova il tumore, che può essere stomaco, polmoni, addome, ed inoltre dipende molto anche da un’eventuale diffusione nell’organismo. I trattamenti del mesotelioma epitelioide generalmente prevedono un approccio da più punti di vista, in quanto sono da valutare più fattori quali: lo stato di progressione del tumore, lo stato della salute generale e l'età del paziente.

 

Molto spesso, se il paziente è in condizione di poter essere operato, si procede con la resezione del tumore, lì dove essa sia ancora possibile, e tale intervento consiste nel rimuovere sezioni del mesotelio che sono state influenzate dalle cellule tumorali, ed inoltre l’intervento può comprendere l’asportazione per intero o di una parte dell’organo interessato.

 

Con o senza intervento chirurgico, il trattamento del mesotelioma richiede in genere una combinazione di chemioterapia e radioterapia, e a volte, un primo trattamento viene effettuato con delle radiazioni lanciate durante l’intervento chirurgico. La chemioterapia di solito viene soprattutto utilizzata per rallentare il progresso del mesotelioma attraverso dei farmaci, alcuni dei quali riescono a sortire degli effetti positivi, in quanto riescono ad interferire con la sintesi di DNA e RNA da parte di queste cellule, è da ricordare infatti che caratteristica peculiare delle cellule tumorali in generale è appunto quella di riprodursi in modo incontrollato. In questo modo, è possibile dare al paziente un tempo di sopravvivenza più lungo rispetto a quello prospettato dall' evolversi spontaneo del mesotelioma.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Quali sono i trattamenti per il mesotelioma sarcomatoide?

Il mesotelioma sarcomatoide è la seconda forma di mesotelioma, e di tutti i casi di mesotelioma, esso rappresenta una quota che va dal sette al venti per cento del totale, e questo è un dato abbastanza positivo sotto alcuni aspetti dal momento che le cellule sarcomatoidi sono difficili da trattare con la chemioterapia. Questo tipo di mesotelioma può verificarsi in molti punti del tessuto mesoteliale, ed è classificato dalla presenza di cellule ovali ed irregolari, con un nucleo dai contorni non bene distinti e poco visibili. Come il mesotelioma epitelioide, anche quello sarcomatoide può essere confuso con altri tipi di cancro, e di conseguenza può essere difficile da diagnosticare.

 

I sintomi del mesotelioma sarcomatoide dipendono essenzialmente dalla parte di mesotelio che è interessata dal tumore, e dallo stato di progressione della malattia.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Quali sono i sintomi del mesotelioma?

Nel caso di mesotelioma pleurico, il paziente avverte come sintomi: respiro corto, tosse persistente, pressione o dolore al torace e alla schiena, respiro affannoso, difficoltà respiratorie, febbre, sudorazione notturna, stanchezza, perdita di peso.

 

In caso di mesotelioma del peritoneo, il paziente avverte i seguenti sintomi: nausea, vomito, perdita di appetito, perdita di peso, pressione o dolore all'addome, blocco intestinale, febbre, sudorazioni notturne, affaticamento. Raramente il mesotelioma sarcomatoide può attaccare il mesotelio del cuore, ovvero il pericardio; se questo accade, alcuni dei sintomi che possono essere avvertiti sono: pressione o dolore del torace, tosse persistente e secca, febbre, sudorazione notturna, perdita di peso e stanchezza.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Come può essere diagnostico il mesotelioma sarcomatoide?

La diagnosi del mesotelioma sarcomatoide è molto difficile da fare per tutta una serie di motivi, primo fra tutti, i primi sintomi del mesotelioma sono simili a molti altri, le condizioni sono meno gravi e possono essere facilmente attribuiti a qualcos’altro. Per ottenere una diagnosi precisa, di solito sono necessarie sofisticate procedure diagnostiche.

Talvolta, viene utilizzata l’analisi immunoistochimica, che utilizza enzimi, coloranti o oro, per marcare le sostanze prodotte dalle cellule sarcomatoidi.

Dal momento che il mesotelioma sarcomatoide può essere confuso con altri tipi di cancro, se si è stati esposti all’asbesto, e ci è stato diagnosticato il carcinoma sarcomatoide, è bene chiedere un secondo parere ad un altro medico, in quanto ricevere una diagnosi corretta è importante per diverse ragioni. Infatti, dal momento che il mesotelioma sarcomatoide è considerato incurabile, mentre invece altri tipi di cancro possono essere trattati più facilmente, conoscere qual è la vostra reale prognosi è importante per definire al meglio quali sono i trattamenti da indirizzare contro quella forma di cancro, ed inoltre se si sta prendendo in considerazione l’ipotesi di intraprendere un’arringa legale poiché si sospetta che la malattia sia dovuta all’esposizione all’amianto, ricevere una diagnosi corretta è essenziale per poter procedere.

 

Il trattamento per il mesotelioma sarcomatoide, di solito non si discosta dal trattamento per altri tipi di mesoteliomi, in realtà non esiste una vera e propria cura, ma si effettuano dei trattamenti per cercare di ridurre la quantità di cellule tumorali che ci sono nel corpo, rallentando così la progressione del tumore, per cercare di rendere gli ultimi mesi di vita del paziente il più piacevole possibile attraverso delle cure palliative. Mentre invece i trattamenti curativi possono includere la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia, o una combinazione di una di queste. Ci sono poi altri trattamenti sperimentali che sono stati ricercati, ed altri che invece sono in via di sperimentazione in studi clinici.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Che cos’è il mesotelioma bifasico?

Il mesotelioma bifasico è invece un mesotelioma diagnosticato in quei pazienti in cui si ha un riscontro sia di cellule epitelioidi e sia di cellule sarcomatoidi miste fra loro o in aree separate del tumore. I sintomi sono simili ad altri tipi di mesoteliomi e quindi dipendono dalla zona in cui esso si trova. I mesoteliomi bifasici rappresentano circa il venti, trentacinque per cento dei mesoteliomi in totale.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

I mesoteliomi si distinguono in benigni e maligni?

Non ci sono mesoteliomi benigni, ma, semmai, pachipleuriti, ed in ogni caso l’esito di questa neoplasia è quasi sempre infausto. I rarissimi casi di mesoteliomi cosiddetti benigni offrono una prognosi molto più positiva, ma comunque pur sempre severa. Inoltre le cellule del mesotelioma benigno non tendono a diffondersi ad altri organi, sebbene esse si riproducano comunque in maniera incontrollata. Ci sono diversi tipi di mesoteliomi maligni, a seconda della posizione del corpo in cui il tumore si sviluppa in principio.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Quali sono i mesoteliomi più comuni?

I mesoteliomi più comuni sono:

- mesotelioma pleurico, che attacca la pleura, che riveste i polmoni;

- il mesotelioma peritoneale, che attacca invece il peritoneo, che riveste gli organi addominali e parte degli organi pelvici.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Come può essere curato il mesotelioma?

Innanzitutto c’è da dire che i mesoteliomi maligni, come quello pleurico, quello peritoneale, sono terminali. Il paziente medio riesce a sopravvivere in media fino a circa un anno dopo la diagnosi, e poiché si tratta di una media, siamo consapevoli che ci sono pazienti che sopravvivono solo alcuni mesi, altri che invece riescono anche a sopravvivere per più di un anno o anche fino a cinque anni. La percentuale di sopravvivenza dipende da molti fattori, uno dei quali, e il più importante, è la presenza di una diagnosi precoce, in quanto pazienti diagnosticati ad uno stadio precoce, di solito possono avvalersi di più opzioni di trattamento disponibili.

Tra le opzioni di trattamento che possono essere consigliate per le persone affette da mesotelioma maligno esistono fondamentalmente tre tipi di trattamento: trattamenti palliativi; trattamenti curativi; trattamenti sperimentali. I trattamenti palliativi prevedono provvedimenti che tentano di confortare il paziente e di alleviarne il dolore. Possiamo disporre di cure palliative mediche che includono farmaci antidolorifici, la chirurgia, o altre terapie per ridurre il dolore, il gonfiore, che servono a rimuovere liquidi o tumori di grandi dimensioni. E poi ci sono delle cure palliative non mediche, che una persona può trovare efficaci, ma che non hanno dimostrato di rallentare o guarire la malattia, e che comprendono una speciale dieta, lo yoga o la meditazione, la preghiera, gli integratori alimentari, la terapia con ossigeno, e altri. Per quanto riguarda invece i trattamenti curativi, c’è da dire che abbiamo a disposizione trattamenti come la chemioterapia, la radioterapia, la chirurgia, che possono curare altri tipi di cancro, ma non i mesoteliomi, e nel migliore dei casi con tali tecniche di intervento, si può ridurre la quantità di cellule tumorali nel corpo e rallentarne la diffusione. I trattamenti sperimentali sono quei trattamenti a cui i ricercatori dei mesoteliomi stanno lavorando senza sosta per cercare di trovare una cura per questo tipo di cancro, che purtroppo è inarrestabile. Ad oggi, diverse terapie sperimentali disponibili negli studi clinici offrono qualche speranza che una cura possa essere trovata in futuro, alcune di queste terapie comprendono l’immunoterapia, la terapia genica, la terapia fotodinamica, e la terapia antiangiogenesi.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Per l’insorgenza del mesotelioma è sufficiente una sola fibra oppure c’è una proporzionalità inversa tra rischio e tempi di latenza ed entità dell’esposizione per intensità e durata?

Occorre subito sfatare un mito: è quasi impossibile che per l’insorgenza del mesotelioma possa essere sufficiente una sola singola fibra di amianto, anche se non si può escludere a priori ed in caso il rischio e l’abbreviazione dei tempi di latenza sono inversamente proporzionali all’entità dell'esposizione ad amianto per intensità e durata. Per cui, più si è esposti per intensità e durata e più sono le probabilità di contrarre il mesoteliomi e minori i tempi di latenza, ecco perché occorre evitare ogni singolare esposizione, ovvero limitarla al minimo se proprio non se ne può fare a meno. Questo è un principio molto importante non solo dal punto di vista scientifico, prevenzionistico, clinico-sanitario e medico-legale, ma anche giuridico il che, a sua volta, influisce anche sugli strumenti di prevenzione. Infatti, molte, troppe volte i datori di lavoro e i loro dirigenti, posti alla sbarra per i migliaia di casi di decessi per patologie asbesto correlate, si sono difesi (e qualche volta l’hanno scampata) sostenendo che, essendo responsabile del mesotelioma una singola fibra e non potendosi identificare, non poteva trovare conferma il fatto che tale fibra killer fosse stata inalata durante l’attività lavorativa ed escludere che potesse essere responsabile un’esposizione extralavorativa.

 

Questi tesi, molto ingegnosa, era stata alimentata da alcuni consulenti, quali il Prof. Gerolamo Chiappino, che, in qualità di consulente dei datori di lavoro ed egli imputati, aveva piegato la scienza alle necessità di doverli difendere, ovvero di dover difendere l’indifendibile (“Defending the Indefensible è il titolo di una nota pubblicazione di Jock McCulloch e Geoffrey Tweedale). Queste tesi, però, hanno mostrato tutta la loro fragilità al dato scientifico e sono state sconfessate definitivamente anche dalla giurisprudenza.

 

Il mesotelioma viene alimentato dall’apporto di ossigeno e dalla vascolarizzazione dei tessuti. L’infiammazione favorisce la creazione di nuovi tessuti per la riparazione e la vascolarizzazione e l’ossigenazione, e ciò costituisce l’alimentazione per i tessuti neoplastici, che così si possono sviluppare e diffondersi all’interno dell’organismo.

 

Le nuove fibre, ovvero, una più alta intensità, aumentano l’infiammazione e, quindi, questo fenomeno di apporto di nutrienti che le cellulare neoplastiche utilizzano per moltiplicarsi a dismisura ed invadere tutti i vari distretti dell’organismo umano, così da abbreviare i tempi di sopravvivenza. Quindi, il meccanismo dell’infiammazione alimentato dalle altre esposizioni ad amianto anche successive alla iniziazione, gioca comunque un ruolo nella determinazione causale dell’evento, che quindi può essere evitato e/o ritardato semplicemente abbattendo i livelli espositivi, ovvero evitando successive esposizioni, e non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla.

 

La letteratura scientifica conferma che il mesotelioma è dose dipendente:

i. Il Consensus meetings di Lille e Berlino, sul fatto il mesotelioma sia patologia dose dipendente per cui rilevano le “dosi cumulative, anche se non è possibile stabilire quale sia la dose cumulativa sufficiente”.

 

ii. Consensus document della II conferenza italiana sul mesotelioma pleurico tenutasi a Torino 15-16 novembre 2011[1], nelle cui conclusioni si legge: «Asbestos fibers (AF) act through different mechanisms. The main factors modeling MM risk include fiber type, size, exposure level and time. Our systematic review of the literature showed that risk of MM increased with cumulative dose and lung fiber burden, in agreement with previous reviews. The group acknowledged difficulties and possible errors in the estimation of cumulative dose, the importance of evaluating separately intensity and its time variation when possible, and that fiber burden at the sampling time may not represent accurately the lifelong burden relevant for the carcinogenic process. Incidence of MM after asbestos exposure increases proportionally to exposure multiplied by a power (3 or 4) of time since exposure (usually called latency). Time gives more weight to exposures that occurred early». Il tutto così può essere così tradotto in lingua italiana: «Le fibre di amianto (AF) agiscono attraverso meccanismi diversi. I principali fattori che condizionano il rischio per il Mesotelioma Maligno comprendono il tipo di fibra, le dimensioni, il livello di esposizione ed il tempo. La nostra revisione sistematica della letteratura ha mostrato che il rischio di MM aumentava con la dose cumulativa e con il carico polmonare di fibre, in accordo con le recensioni precedenti».

 

iii. Consensus conference. Questi risultati sono stati confermati anche recentemente nella terza conferenza organizzata dagli oncologi italiani dedicata sempre al mesotelioma che si è tenuta a Bari nel 2015, i cui atti sono stati pubblicati nella rivista di medicina del lavoro 2015; 106: 325-332.

Queste conclusioni sono state ribadite nel corso del “III Italian Consensus Conference on Malignant Mesothelioma of the Pleura. Epidemiology, Public Health and Occupational Medicine related issues” i cui risultati sono stati oggetto di pubblicazione nella rivista Medicina del Lavoro 2015; 106: 325-332 (cfr. doc. 37), che si intende qui integralmente riscritta.

 

iv. IARC (International Agency for Research on Cancer) volume 100/c

Il capitolo dedicato alla carcinogenesi da asbesto pubblicato nel Volume 100/C delle Monografie della IARC nel 2012, cioè dalla più importante Agenzia Mondiale sul Cancro della Organizzazione Mondiale della Sanità, che così riassume nel seguente schema i meccanismi patogenetici indotti dalla esposizione a fibre di amianto nel quale si osserva che in entrambi i casi i meccanismi patogenetici corrispondono al meccanismo generale di tipo multistadio, escludendo qualsiasi ipotesi alternativa;

[1] Pinto C et al. Second Italian Consensus Conference on Malignant Pleural Mesothelioma: State of the art and recommendations. Cancer Treat Rev (2012), http://dx.doi.org/10.1016/j.ctrv.2012.11.004


Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Ci sono state delle iniziative dei datori di lavoro per cercare di negare le loro responsabilità, magari cercando di manipolare la scienza?

Negli Stati Uniti l’epidemiologo David Michaels, a lungo consulente del Presidente Barack Obama e posto a capo dell’OSHA, potente agenzia per la salute, ha scritto un libro dal titolo molto significativo “Doubt is their product - How industry’s assault on science threatens your health’ che fa specifico riferimento al c.d. assalto alla scienza e si fa riferimento anche al caso dell’amianto.

 

In Italia è stato perfino distorto il pensiero e il messaggio scientifico di Irving Selikoff per cercare di ottenere di escludere tutte le responsabilità in caso di mesotelioma, ma questo tentativo, che spesso ha avuto successo, ora è naufragato.

Tra le tante sentenze della Corte Costituzionale, anche della Sezione Penale, è significativo riportare alcuni stralci della sentenza n. 33311 del 27.08.2012 nella quale si legge: «(...) non assume rilievo decisivo l’individuazione dell’esatto momento di insorgenza della patologia (Sezione IV, 11.04.2008, n. 22165)» ed ha aggiunto: «dovendosi reputare prevedibile che la condotta doverosa avrebbe potuto incidere positivamente anche solo sul suo tempo di latenza, ampiamente motivata appare la statuizione gravata nella parte in cui giudicata inattendibile la teoria della cosiddetta trigger dose, assume che il mesotelioma è patologia dose dipendente.

 

Correttamente la sentenza impugnata ha chiarito come da una conclusione scientificamente non contestabile dello studioso [Irving Selikoff] si era giunti ad elaborare l’inaccettabile tesi secondo la quale poiché l’insorgenza della patologia oncologica era causata anche dalla sola iniziale esposizione (c.d. “trigger dose” o “dose killer”), tutte le esposizioni successive, pur in presenza di concentrazioni anche elevatissima di fibre cancerogene, dovevano reputarsi ininfluenti.

 

Trattasi di una vera e propria distorsione dell’intuizione del Selikoff, il quale aveva voluto solo mettere in guardia sulla pericolosità del contatto con le fibre d’amianto, potendo l’alterazione patologica essere stimolata anche solo da brevi contatti e in presenza di percentuali di dispersione nell’aria modeste. Non già che si fosse in presenza, vera e propria anomalia mai registrata nello studio delle affezioni oncologiche, di un processo cancerogeno indipendente dalla durata e intensità dell’esposizione.

Ciò ha trovato puntuale conferma nelle risultanze peritali alle quali il giudice di merito ha ampiamente attinto. Infatti, la molteplicità di alterazioni innestate dall’inalazione delle fibre tossiche necessita del prolungarsi dell’esposizione e dal detto prolungamento dipende la durata della latenza e, in definitiva, della vita, essendo ovvio che a configurare il delitto di omicidio è bastevole l’accelerazione della fine della vita. Pertanto, di nessun significato risulta l’affermazione che talune delle vittime venne a decedere in età avanzata.

La morte, infatti, costituisce limite certo della vita e a venir punita è la sua ingiusta anticipazione per opera di terzi, sia essa dolosa, che colposa.

L’autonomia dei segnali preposti alla moltiplicazione cellulare, l’insensibilità, viceversa, ai segnali

antiproliferativi, l’evasione dei processi di logoramento della crescita cellulare, l’acquisizione di potenziale duplicativo illimitato, lo sviluppo di capacità angiogenica che assicuri l’arrivo di ossigeno e dei nutrienti e, infine, la perdita delle coesioni cellulari, necessarie per i comportamenti

invasivi e metastatici, sono tutti processi che per svilupparsi e, comunque, rafforzarsi e accelerare il loro corso giammai possono essere indipendenti dalla quantità della dose.

 

Ciò ancor più a tener conto che l’accumulo delle fibre all’interno dei polmoni, continuando l’esposizione, non può che crescere, nel mentre solo col concorso, in assenza d’ulteriore esposizione, di molti anni, lentamente il detto organo tende a liberarsi delle sostanze tossiche, essendo stato accertato, dagli studi di Casale Monferrato, dei quali appresso si dirà, che l’accumulo tende a dimezzarsi solo dopo 10/12 anni dall'ultima esposizione.»

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha peraltro contribuito a sfatare questa leggenda metropolitana, alimentata dai consulenti dei datori di lavoro della sufficienza di una sola fibra per causare il mesotelioma e della impossibilità, perciò, di poter stabilire la responsabilità per inalazione di quell’unica fibra, mentre tutte le altre sarebbero state ininfluenti e quindi, perciò stesso di rigettare tutte le richieste di risarcimento delle vittime e dei loro familiari.

 

PUBBLICAZIONE ATTI CONFERENZA CAMERA DEPUTATI ROMA:


Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Ci sono novità nella ricerca scientifica?

Come Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso i nostri esperti (Prof. Luciano Mutti e Prof. Vittore Pagan) abbiamo elaborato dei protocolli specifici, poi riportati nel nostro sito sia nella versione per i medici/addetti ai lavori che per i pazienti/cittadini, che può essere consultato per una prima linea di indicazioni, salvo poi naturalmente chiedere maggiori chiarimenti attraverso l’inoltro di un’email all’indirizzo osservatorioamianto@gmail.com.

 

Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Oltre ad una serie di pubblicazioni scientifiche in materia di amianto e degli atti dei convegni, ci sono delle linee guida oncologiche che permettono di supportare le richieste di risarcimento danni delle vittime?

Certamente, abbiamo pubblicato tutti gli atti dei nostri convegni scientifici e in particolare rilevano gli atti della prima e della seconda conferenza internazionale, “Il diritto incontra la scienza”, che si è celebrata la prima volta nel 2012 e la seconda volta nel 2014, sempre in Roma presso l’auletta parlamentare della Camera dei Deputati.

il Prof. Luciano Mutti è consulente delle vittime in numerosi procedimenti, civili e penali, ed ha elaborato un modello base di consulenza oncologica che risulta pubblicato in questa sezione del sito, alla voce “Modello di relazione oncologica”


Avv. Ezio Bonanni - intervista mesotelioma

Conclusioni

Insomma, molta strada è stata fatta e molte altre conquiste ci aspettano per sconfiggere definitivamente questa neoplasia e quindi sono convinto che, molto presto, si potrà annunciare la sconfitta del mesotelioma o quantomeno che non è più una forma di cancro terminale incurabile.


Alcune osservazione del Prof. Luciano Mutti


Il Prof. Luciano Mutti ha pubblicato una sua relazione dal tema “Amianto una tragica storia esemplare ed una sfida per la ricerca”, che traccia la storia sintetica del dramma amianto.

Le proprietà dell’amianto sono note fin dai tempi delle più antiche civiltà che ne hanno sempre fatto largo uso.

Plinio il vecchio riportò la circostanza per cui gli schiavi assegnati al lavoro nelle miniere di amianto avevano problemi di salute assai più frequentemente degli altri schiavi.

La prima evidenza di due stati patologici assai probabilmente riconducibili al mesotelioma avvenne nel 1769,  attribuita al medico francese Joseph Lieutad che praticò 3000 autopsie (fig 1) mentre a E. Wagner nel 1870 viene attribuita la prima definizione di mesotelioma maligno come entità patologica distinta.


La rivoluzione industriale portò ad un grande aumento dell’utilizzo dell’ amianto nel corso del 18° e 19° secolo massicciamente utilizzato nelle macchine a vapore, fulcro tecnologico di quella rivoluzione.

Eppure l’esistenza del mesotelioma pleurico fu  posta in dubbio sino agli inizi del 19° secolo quando qualche relazione tra i danni alla salute e l’esposizione di fibre di amianto divenne progressivamente più evidente.

Purtroppo quegli anni vedevano la grande prevalenza delle Tubercolosi come principale malattia respiratoria e la conseguente fibrosi polmonare e pleurica confuse a lungo i medici che in corso delle autopsie interpretavano come cicatrici tubercolari le fibrosi pleuropolmonari da asbesto  e lo stesso mesotelioma.

Solo nel 1930 si cominciò a correlare casi di fibrosi polmonari con l’esposizione ad amianto.

Purtroppo col passare degli  anni, con lo scoppio delle  due guerre mondiali,  la richiesta e  l’utilizzo di amianto  aumentarono vertiginosamente.

L’amianto fu utilizzato massicciamente nelle navi, negli edifici e nella quasi totalità delle armi utilizzate in quegli anni.

Da qui cominciò un progressivo, sempre più esteso utilizzo civile di amianto: edifici pubblici (scuole ad esempio )  e privati e  in un’ ampia gamma di oggetti d’uso comune.

Eppure solo nel 1960 Wagner e collaboratori riportarono 47 casi di mesotelioma osservati nel corso dei cinque anni precedenti in una parte del Sud Africa dove esistevano piccole aziende che trattavano amianto.

Molti dei deceduti avevano avuto una esposizione ad amianto di tipo professionale (tra questi un ferroviere) molti anni prima; alcuni avevano giocato da bambini su cumuli di amianto depositati nei pressi delle aziende, uno era vissuto nelle immediate vicinanze di una fabbrica che utilizzava l’ asbesto.

Il 1965 costituisce comunque la data in cui la comunità scientifica internazionale suggellò definitivamente l’ esistenza di effetti cancerogenetici dell’ amianto: infatti nel 1965 furono pubblicati pubblicati gli atti della Conferenza organizzata nel 1964  dalla New York Academy of Sciences sugli effetti biologici dell’ asbesto. ( Annals of New York Academy of Sciences 1965)

Nel frattempo, purtroppo negli Stati Uniti, si stima che tra il 1940 ed il 1979 27.5 milioni di persone furono esposte alle fibre di amianto per motivi lavorativi.Ora ci troviamo quindi ad affrontare quella che è stata definita “Epidemia Europea di Mesotelioma pleurico; J. Peto, 1999) con pochissime arme efficaci dovute ad una troppo incompleta conoscenza dei meccanismi biomolecolari che determinano la comparsa e lo sviluppo di questa neoplasia.

Proprio queste conoscenze hanno, invece, permesso grandi passi avanti nella terapia di altri tumori (come quelli della  mammella, del colon, dell’apparato urinario e delle leucemie/linfomi) di cui una significativa parte è attualmente trattata con farmaci che inibiscono meccanismi molecolari scoperti soprattutto negli ultimi 15 anni.

Non c’è quindi dubbio come le stesse conoscenze vadano rapidamente acquisite anche sui meccanismi biomolecolari dei tumori da amianto ed in particolare del Mesotelioma Pleurico. Unico strumento per raggiungere lo scopo di disegnare nuove più efficaci terapie ,  Insomma, ci troviamo di fronte ad una grande sfida per la ricerca.

I principi che hanno condotto la ricerca del nostro gruppo come degli altri teams di ricerca sul Mesotelioma nel mondo sono stati in gran parte mutuati dai filoni di ricerca precedentemente condotti per lo studio di neoplasie a maggior incidenza e stanno lentamente l’ampio divario di conoscenze tra il Mesotelioma pleurico (in particolare) e gli altri tumori.

In particolare ci siamo concentrati sullo studio di come aumentare la sensibilità delle cellule tumorali di Mesotelioma  ai più comuni farmaci antitumorali usati per questa neoplasia e a come ridurre o eliminare la caratteristica resistenza di tutte le cellule tumorali (in particolare in quelle di Mesotelioma) alla morte cellulare (necrosi) o alla morte cellulare programmata (apoptosi).

Per comprendere meglio queste caratteristiche considerate come validi bersagli terapeutici occorre qui ricordare i meccanismi più accreditati come responsabili della trasformazione delle cellule pleuriche normali in cellule di mesotelioma (cellule mesoteliali)

Le fibre di amianto esercitano la loro capacita’ di  cancerogenesi   essenzialmente attraverso tre principali meccanismi:

 

a)      Rottura dei cromosomi con azione meccanica che porta ad un radicale stabile mutamento dell’ “assetto” genico delle cellule mesoteliali per cui queste cellule finiscono con l’esprimere più geni che portano all’ aumentata proliferazione e alla resistenza agli stimolo normalmente in grado di uccidere le cellule.

 

b)     Danno genetico dovuto allo stress ossidativo legato al ferro contenuto nelle fibre di amianto. Questo tipo di danno ossidativo conduce ad una anormale espressione genica analogamente all’azione meccanica descritta precedentemente.

 

c)      Proliferazione delle cellule mesoteliali danneggiate che favorisce la selezione di cellule mesoteliali anormali, resistenti agli stimoli tossici e che rappresentano il primo passo verso la lor trasformazione in cellule tumorali.

 

d)     La capacità da parte delle fibre di asbesto di indurre fattori di crescita con l’attivazione di specifici segnali biochimici di resistenza alla necrosi ed all’apoptosi rappresentano un ulteriore, cruciale meccanismo di trasformazione neoplastica delle cellule mesoteliali (Fig 2)

 

Da queste considerazioni generali sui meccanismi di cancerogenesi è facile comprendere come la nostra attenzione si sia concentrata  sui segnali biochimici considerati in grado di aumentare la resistenze delle cellule agli stimoli tossici e di favorirne, come evento, finale la comparsa di cellule neoplastiche attraverso lo stato di cellule trasformate dall’ esposizione ad amianto. La “trasformazione” quindi, come stato intermedio che prelude, attraverso la progressiva acquisizione di resistenza alla morte cellulare, alla formazione di cellule tumorali indotte dall’esposizione  all’ amianto.

 

Risalgono a circa 10 anni fa i  nostri primi dati che ci hanno indotto a concentrarsi sul rilascio dei fattori di crescita  e l’attivazione dei relativi segnali biochimici come un  meccanismo cruciale nella cancerogenesi del Mesotelioma.

 

Nel 2001 il nostro gruppo pubblicò infatti il primo articolo sulla prestigiosa rivista Proceedings of National Academy of Science (PNAS)  su una serie di esperimenti che dimostravano come in un modello di co-cancerogenesi virus/amianto, le cellule mesoteliali e di mesotelioma producevano elevate quantità di fattore di crescita chiamato Hepatocyte Growth Factor (HGF) ben noto come in grado di contribuire alla sopravvivenza delle cellule esposte a stimoli tossici di varia natura.

 

A questo primo lavoro che apriva nuove prospettive verso lo studio dei segnali biochimici indotti dai fattori di crescita nella comparsa e progressione del Mesotelioma pleurico.

 

In particolare da alcuni anni proprio lo studio del segnale proliferativo  si è progressivamente sviluppato ed è stato estensivamente studiato sia  dal nostro che da altri  gruppi nel mondo.

 

In particolare la nostra attenzione si è concentrata su segnali  biochimici che vedono coinvolte alcune proteine la cui attivazione gioca un ruolo essenziale nell’ aumentare la sopravvivenza delle cellule normali esposte ad agenti tossici e/o cancerogenetici.

Quando una popolazione di cellule mesoteliali è esposta alle fibre di amianto alcune di queste cellule  diventano resistenti agli agenti tossici e vengono  progressivamente trasformate ed indotte alla proliferazione inducendo la comparsa di cellule di mes
Fig. 2 - Quando una popolazione di cellule mesoteliali è esposta alle fibre di amianto alcune di queste cellule diventano resistenti agli agenti tossici e vengono progressivamente trasformate ed indotte alla proliferazione inducendo la comparsa di cellu

PI3K/AKT.  L’attivita di PI3K è ben nota come in grado di attivare una proteina definita AKT  tra i quali principali effetti biologici viene considerata cruciale al capacità di conferire alle cellule maggiore resistenza agli stimoli tossici. L’attivazione di questa proteina è significativamente legata all’azione di  HGF così come di altri fattori di crescita come il Platelet Derived Growth Facor (PDGF) ed il Vascular Endothelial Growth Factor  (VEGF) il cui rilascio da parte delle cellule di Mesotelioma associata alla presenza dei rispettivi recettori sulle stesse cellule è stata ampiamente dimostrata.

 La ricerca si è quindi concentrata sul ruolo di AKT sia nelle cellule mesoteliali coltivate sperimentalmente esposte ad amianto sia nelle cellule di Mesotelioma.

 

Sin dai primi esperimenti è risultato evidente come in effetti le fibre di amianto fossero in grado di indurre attivazione di AKT  (Fig 3) e come questa attivazione fosse significativamente responsabile del processo di trasformazione e resistenza alla tossicità esercitata dalle fibre. Infatti l’ utilizzo di inibitori sperimentali di AKT era in grado di indurre nuovamente tale tossicità.

 

Quindi AKT è stata considerata una proteina chiave nel processo che porta alla selezione di cellule mesoteliali tumorali dopo esposizione a fibre di amianto.

 

Il passo successivo è stato quello di identificare un metodo potenzialmente applicabile nella pratica clinica  che fosse in grado di indurre lo stesso effetto inibitorio di AKT   nelle cellule di Mesotelioma.

 

L’attenzione si è quindi nuovamente concentrata sui fattori di crescita in grado di attivare AKT e sull’identificazione di specifici inibitori del  loro effetto su questa proteina.

 

In particolare l’intensa espressione del recettore per PDGF (PDGFr) sulle cellule di mesotelioma ha suggerito l’utilizzo di uno specifico inibitore degli effetti biologici indotti dall’interazione tra PDGF e PDGFr.

 

La disponibilità sul mercato sul mercato un farmaco (il cui principio attivo è Imatinib Mesilato, nome commerciale, Gleevec®),  in grado di interferire con il legame PDGF/PDGFR  ha quindi indotto la ricerca ad testare quale effetto l’Imatinib  fosse in grado di esercitare sull’ attivazione di AKT.

 

Si è così dimostrato come Imatinib Mesilato sia in grado di indurre selettiva inibizione dell’attivazione di AKT ed anche un assai significativo aumento della sensibilità ad alcuni farmaci chemioterapici come la Gemcitabina.

 

Questo insieme di dati in vitro ha quindi giustificato l’utilizzo del’associazione Gemcitabina/Imatinib anche su animali da esperimento cui era stato sperimentalmente indotto un mesotelioma umano.

 

Il trattamento di questi tumori sperimentali ha indotto un significativo miglioramento della sopravvivenza degli animali testati con una riduzione o stabilità delle dimensioni del tumore  (Fig 5)

 

La logica conclusione di questi studi preclinici è stata quella di indurre  il mondo scientifico ed il nostro gruppo a valutare la concreta possibilità che questi risultati potessero e dovessero essere testati anche sui pazienti con Mesotelioma.

 

Inizialmente sono stati trattati pazienti con malattia assai estesa e refrattari ad ogni precedente terapia nel’ambito di una somministrazione definita “compassionevole”.

 

La capacità del trattamento di indurre risposte assai significative sia in termini di riduzione della massa tumorale che di miglioramento della qualità di vita nonché la percezione che questi effetti si ripercuotessero anche  su una più lunga sopravvivenza  (Fig 6), ha infine indotto di iniziare un’ ulteriore sperimentazione clinica su pazienti selezionati tra quelli con una mancata risposta alla chemioterapia o ripresa di malattia dopo una prima risposta alla chemioterapia (purtroppo condizioni pressoché costanti nei pazienti con Mesotelioma).


POPOLAZIONE DI CELLULE

3 GG DALL'ESPOSIZIONE

30 GG DALL'ESPOSIZIONE

60 GG DALL'ESPOSIZIONE

Fig. 3 - risulta  attivato nelle cellule mesoteliali trasformate dall’amianto dopo 60 giorni dall’ esposizione (Cancer Reserach, 2005)
Fig. 3 - risulta attivato nelle cellule mesoteliali trasformate dall’amianto dopo 60 giorni dall’ esposizione (Cancer Reserach, 2005)

Fig. 4 - Imatinib Mesilato è in grado inibire selettivamente AKT nelle cellule di Mesotelioma (Thorax 2007)
Fig. 4 - Imatinib Mesilato è in grado inibire selettivamente AKT nelle cellule di Mesotelioma (Thorax 2007)

Altri studi finalizzati all' inibizione di altre proteine responsabili della sopravvivenza e progressiva trasformazione delle cellule mesoteliali sono state identificate.

Lo stesso metodo sperimentale utilizzato per AKT è stato utilizzato, ad esempio, per un altra proteina denominata Nuclear Factor KB (NFKB) la cui attivazione nelle cellule mesoteliali da parte delle fibre di asbesto e la spontanea attivazione in quelle di mesotelioma induce un’aumentata resistenza a stimoli tossici di vario tipo. L’inibizione della sua attività sia con un inibitore sperimentale utilizzato su colture cellulari di mesotelioma e successivamente con farmaco specifico il cui principio attivo è Bortezomib (Velcade®) hanno dimostrato un’intensa attività citotossica in vitro ed antitumorale in animali cui era stato indotto sperimentalmente il mesotelioma (Clinical Cancer Research, 2007)Quindi, analogamente a quanto avvenuto per gli inbitori di AKT e Imatinib, anche Bortezomib è stato testato in un protocollo sperimentale a livello europeo per i pazienti con mesotelioma chemio reresistente o recidivato dopo la prima chemioterapia.I risultati, sono attualmente in fase di pubblicazione e mostrano una significativa efficacia anche di questo trattamento.

Questo insieme di dati sperimentali rappresentano un eccitante modello di ricerca e terapia transazionale (dal laboratorio alla sperimentazione clinica) che nel mondo sta diventando l’approccio che sta cambiando tutto il nostro modo di studiare e curare le malattie ed in particolare il cancro.La ricerca preclinica e clinica non consentono ancora di giungere alla definizione di nuove standardizzate terapie per il Mesotelioma ma i risultati ottenuti negli ultimi anni certo rappresentano ben più di un indizio che lo studio estensivo dei meccanismi molecolari cambierà la prognosi di questa neoplasia tristemente nota come essere assai aggressiva e resistente ai trattamenti chirurgici, radio- e chemio- terapici.

Rovesciando frasi prese in prestito diremmo “ottimismo della ragione”, non illusioni ma dati oggettivi che dimostrano che anche per questo cancro i passi avanti ci sono già stati e siamo in una nuova era del suo trattamento.Riteniamo però opportuno chiudere con un invito che ci deriva da altri dati sperimentali.L’amianto è stato largamente utilizzato nel nostro Paese per decenni.

 

La tragica storia esemplare dell’amianto è corsa spedita nel nostro paese fino al 1994 (anno di bando dell’amianto nel nostro paese), trenta anni dopo la prova provata della sua pericolosità.Se sono stati necessari 30 anni percorrere ai ripari nei confronti delle esposizioni lavorative quanti ne saranno necessari perché il legislatore consideri tutte le esposizioni (anche quelle minime e apparentemente occulte) come in grado di indurre neoplasie pleuropolmonari? Eppure le evidenze scientifiche in questo senso sono sempre più numerose ed inquietanti.Non solo nei laboratori dove è evidente in modelli di cancerogenesi la pericolosità di basse concentrazioni di amianto per trasformare le cellule mesoteliali (le alte concentrazioni uccidono invece tutte le cellule senza trasformarle) ma anche casistica di pazienti ammalatisi di mesotelioma per esposizione minima più o meno prolungata.(Fig7)

Fig. 5 - Nei topi trattati il tumore inoculato si riduce di dimensioni (A, C, D) e gli animali  trattati   vivono + a lungo (B) (Cnical Cancer Research, 2008)
Fig. 5 - Nei topi trattati il tumore inoculato si riduce di dimensioni (A, C, D) e gli animali trattati vivono + a lungo (B) (Cnical Cancer Research, 2008)
Fig. 6. TAC/PET di una paziente trattata con Imatinib/Gemcitabina (in arancione la neoplasia)
Fig. 6. TAC/PET di una paziente trattata con Imatinib/Gemcitabina (in arancione la neoplasia)
Fig. 7 - Da Reggio Calabria ci giunge questa segnalazione di un Phon professionale costruito fino al 1991   e contenente asbesto (nella foto). Il barbiere che lo utilizzava è morto per un mesotelioma pleurico.
Fig. 7 - Da Reggio Calabria ci giunge questa segnalazione di un Phon professionale costruito fino al 1991 e contenente asbesto (nella foto). Il barbiere che lo utilizzava è morto per un mesotelioma pleurico.


La ricerca deve curare le malattie ed il mesotelioma in particolare, ma anche indicare alle istituzioni come recepire le evidenze scientifiche per prevenire una lotta ancora difficile e dolorosa.

Su questo fronte c’ è forse ancor più da fare che nei nostri laboratori.


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Relazione Prof. Mutti
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Pubblichiamo le ultime interviste al Prof. Luciano Mutti, che l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA Onlus, ha voluto fortemente alla guida del Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma dell’Associazione:

 

Amianto e mesotelioma, lo scomode verità di Luciano Mutti

 

Amianto: dopo la giustizia le cure. Intervista al ricercatore Luciano Mutti sulle terapie sperimentali

 

Dobbiamo ringraziare il Prof. Luciano Mutti per la sua infaticabile opera di ricerca e di assistenza, che ci dà forza e coraggio nel continuare a combattere questa nostra battaglia di umanità e di giustizia in favore della dignità e della vita umana. Tutti coloro che dovessero necessitare di consulenza, potranno contattare anche le strutture territoriali dell’ONA, che si metteranno a loro disposizione in modo assolutamente gratuito.