Operatività del Piano Nazionale Amianto dell’ONA Onlus

Il Piano Nazionale Amianto dell’ONA Onlus, già presentato in occasione della seconda conferenza internazionale sull’amianto del 20 e 21 marzo u.s., è già operativo, con tutti i suoi dipartimenti e strutture territoriali e settoriali, grazie all’impegno degli associati e di singoli cittadini, operai e professionisti, dipendenti pubblici e privati, tutti animati dalla finalità di tutelare la salute e l’ambiente e di costituire il punto di riferimento per affrontare e risolvere il problema dell’amianto, con un’organizzazione non governativa, che valorizzi la sussidiarietà, opposta alla incapacità delle Istituzioni e dello Stato centrale in particolare di affrontarlo e risolverlo. Il background: in Italia, secondo stime dell’ONA ONLUS, rimangono da bonificare circa 40 mila siti, con presenza di 34 milioni di tonnellate di materiali in amianto compatto, e alcuni milioni di tonnellate di materiali in amianto friabile, dopo che in circa 20 anni dalla sua messa al bando, si stima ne siano stati rimossi circa 500 mila tonnellate e cioè meno del 2% del totale. Ne consegue che continuano a tutt’oggi le esposizioni a polveri e fibre di amianto, che si sommano a quelle precedenti, con un bilancio di circa 5 mila decessi ogni anno, per patologie asbesto correlate, con il picco che è previsto per il 2020. Soltanto la Magistratura sta fornendo alcune risposte, in chiave di interdizione delle condotte dannose e pericolose, e di repressione dei crimini ambientali, e di riconoscimento delle provvidenze assistenziali e previdenziali, oltre che di risarcimento dei danni. Ecco che dunque nasce l’esigenza di rendere ancora più operativo il piano nazionale amianto dell’ONA ONLUS, anche perché quello del Governo è stato bocciato dalle Regioni e comunque non è operativo. Il nostro Paese ha le risorse morali e materiali per poter affrontare e risolvere il problema dell’amianto coinvolgendo tutte le associazioni e le Istituzioni anche sovranazionali, facendo tesoro dei valori costituzionali e dei principi che muovono la dottrina sociale della Chiesa, e che traducono le finalità dell’associazione.

E’ necessaria la prevenzione primaria, quella secondaria e quella terziaria, che costituiscono le tre direttrici operative del piano nazionale amianto dell’ONA ONLUS.

a. la prevenzione primaria, costituita dalla bonifica dei siti contaminati, coniugata con il rinnovamento infrastrutturale e dell’impiantistica industriale, ove, attraverso la leva fiscale, si possano detrarre tutte le spese, con un sistema di finanziamento che contempli l’intervento della cassa depositi e prestiti, e l’utilizzo dei fondi strutturali europei, con il coinvolgimento dell’imprenditoria privata, e degli istituti di ricerca, e delle associazioni, in modo da valorizzare quella sussidiarietà e quella capacità delle istituzioni locali a costituire il volano per un rilancio della produzione nazionale, secondo i principi di economia sociale di mercato, e di un progresso che valorizzi la dimensione etica dell’economia, con precise regole dettate dallo Stato, che rimane arbitro della loro applicazione, e che è chiamato ad intervenire soltanto per reprimere le deviazioni e correggere eventuali storture del libero mercato, e per attuare i principi sociali della Carta Costituzionale. Non può essere condivisa la soluzione dell’utilizzo delle discariche, specialmente se in cave abbandonate, in quanto non sono adatte per l’amianto friabile e perché costituiscono soltanto una situazione tampone, in contrasto con ciò che ci impone l’Europa, che privilegia, correttamente, i sistemi di inertizzazione, capaci di modificare la struttura microcristallina dell’amianto, e lo rendono così definitivamente innocuo. L’associazione ha costituito il Dipartimento bonifica e decontaminazione dei siti ambientali e lavorativi, con il portale http://www.guardianazionaleamianto.it/, che a partire dal 1° maggio avrà il diverso indirizzo http://www.onaguardianazionaleamianto.it/, che permetterà di portare a termine la mappatura e con la costituzione della Guardia Nazionale Ambientale realizzare ulteriori strumenti di tutela della salute e dell’ambiente, attraverso non solo la segnalazione ma anche la richiesta di bonifica dei siti contaminati. Il Dipartimento e l’associazione si faranno promotori di progetti di bonifica e di riqualificazione, e di ammodernamento delle strutture e del sistema produttivo, che valorizzi i fondi strutturali europei e altre forme di finanziamento anche a fondo perduto, che portino quindi alla rimozione dell’amianto in uno al rilancio del sistema infrastrutturale e produttivo.

b. ricerca scientifica, diagnosi precoce (prevenzione secondaria), e terapie e cure delle patologie asbesto correlate.

Il piano nazionale amianto che il Governo Monti ha approvato, e che il Governi Renzi vorrebbe attuare, che però le Regioni hanno già bocciato, minimizza i termini del fenomeno epidemico che è in corso, poiché fa riferimento ad una stima di circa 1.000 decessi l’anno, per mesotelioma pleurico (pag. 9). Occorre tener conto anche delle altre forme di mesotelioma (peritoneale, alla tunica vaginale del testicolo, pericardico), e di tumore, in particolare quello del polmone, che sono riconosciute come tali anche dall’INAIL, e su tutte le altre patologie per le quali in ogni caso non può essere disconosciuto il ruolo concausale dell’esposizione ad amianto, e sulle patologie non neoplastiche, quale l’asbestosi, che sono comunque mortali, e che portano il totale delle vittime a superare il numero di 5.000 decessi l’anno. Questo dato di fatto incontrovertibile deve portare alla istituzione di un centro di ricerca, terapia e cura delle patologie asbesto correlate nel nostro paese, in grado di intervenire con la loro diagnosi precoce, con la terapia più efficace, e con la sperimentazione ed applicazione di nuove metodologie. La direttrice di azione di tutela della salute, attraverso la valorizzazione di medici che volontariamente e gratuitamente studiano, approfondiscono, ricercano nuove frontiere per la cura, oltre a dedicarsi alla terapia di coloro che hanno già contratto le patologie asbesto correlate.

c. Quanto alla prevenzione terziaria e alla giustizia per le vittime dell’amianto.

Anche la semplice esposizione alle polveri e fibre di amianto è dannosa per l’organismo umano, in quanto le fibre invadono tutti gli organi, attraverso il torrente sanguigno e le ghiandole linfatiche, oltre che per contiguità intrapleurica, e perché persistendo nelle cellule determinano danni meccanici e lesioni precancerose, sino alla degenerazione tumorale. La legge 257 del 1992 ha previsto dei benefici contributivi, che più esatto sarebbe definire risarcimenti contributivi per i lavoratori esposti ad amianto, che prevedono il loro prepensionamento, compensativo delle minori aspettative di vita. Tuttavia, l’INAIL e l’INPS, palleggiandosi le relative competenze, hanno determinato una sostanziale disapplicazione di queste norme che ha generato un enorme contenzioso ancora in corso. L’INAIL considera asbesto correlate le seguenti patologie:

a) Placche e ispessimenti pleurici con o senza atelettasia rotonda (j92);

b) Mesotelioma pleurico (c45.0);

c) Mesotelioma pericardico (c45.2);

d) Mesotelioma peritoneale (c45.1);

e) Mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7);

f) Tumore polmonare (c34);

g) Asbestosi (j61).

per le quali, dunque, il nesso di causalità si presume e l’onere della prova è a carico dell’INAIL ove non ritenesse di non doverle indennizzare, e nella lista II^, quella relativa alle malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità trova ingresso il tumore della laringe (c32) e nella lista III^, quella relativa alle malattie la cui origine lavorativa è possibile trovano ingresso i tumori gastro-enterici (c15 - c20), mentre per le altre patologie, dopo il definitivo superamento del sistema tabellare, vale il principio complementare dell’onere della prova a carico del prestatore d’opera che può ottenere l’indennizzo “anche per le malattie sia comunque provata la causa di lavoro” (Corte Costituzionale, Sentenze n. 179 del 18.02.88, e n. 206 del 25.02.88). L’elenco delle patologie che l’INAIL indennizza presumendone l’origine professionale come asbesto correlate deve essere aggiornato con tutte le altre patologie, come peraltro impone l’art. 10 del D.Lgs. 38/2000. Anche le indagini epidemiologiche non possono essere limitate solo ai casi di mesotelioma, che sono circa 1.500 ogni anno nel nostro paese, ma è necessario che contemplino anche le altre patologie tumorali asbesto correlate, affinché possano rendere il quadro esatto della epidemia in corso, così da determinare le necessarie misure, non solo di sanità pubblica, ma anche di bonifica e di repressione penale. I dati statistici ci disegnano un quadro caratterizzato da pochi processi penali istruiti a carico dei responsabili delle migliaia di morti per patologie asbesto correlate, nel quale il caso Eternit costituisce piuttosto l’eccezione, che la regola, e non è ammissibile, né condivisibile, che l’intera problematica amianto venga circoscritta a pochi siti, come si vorrebbe suggerire a pag. 28 del piano nazionale amianto del Governo Monti.E’ necessaria anche una Superprocura Nazionale composta da magistrati specializzati.