15. La legittimazione passiva.

L’INAIL non è legittimato passivo nei giudizi finalizzati ad ottenere l’accertamento del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, e lo è soltanto l’ente presso il quale il lavoratore è assicurato[1]:

“Come è noto la corte di cassazione ha ripetutamente chiarito che il soggetto legittimato passivo in questo genere di controversie è l’INPS poiché la competenza dell’INAIL è circoscritta alla fase amministrativa degli accertamenti, ma il soggetto titolare del rapporto, dal lato passivo, è l’INPS, tenuto alla prestazione qualora venga accertato il diritto azionato. Ha, infatti ritenuto la corte che allorchè il lavoratore chieda in giudizio l’accertamento del diritto alla rivalutazione del periodo lavorativo in cui è stato esposto all’amianto … l’unico soggetto legittimato a stare in giudizio è l’ente previdenziale, che è il solo soggetto tenuto ad operare la rivalutazione. … Se pure l’istituto assicurativo sia intervenuto nel procedimento amministrativo per attestare, quale soggetto fornito di specifica competenza tecnica, l’esposizione al rischio del lavoratore, ciò non comporta che il relativo accertamento assuma carattere pregiudiziale e vincolante e valga a far assumere allo stesso istituto la veste di soggetto passivo della domanda del lavoratore. (Cass. 8937/02; Cass. 6659/03).

Simile interpretazione è conforme del resto ai principi generali in tema di legittimazione passiva, connessa alla titolarità del rapporto: essa dunque, nel caso di specie, spetta unicamente all’INPS (Cass. 6565/04[2])”.

A tal fine si deve rilevare come la Sentenza n. 8937/02 assume centrale importanza per confermare come l’unico legittimato passivo sia l’ente titolare della posizione assicurativa, senza che eguale legittimazione sussista nei confronti dell’INAIL: allorchè il lavoratore chieda in giudizio l'accertamento del diritto alla rivalutazione del periodo lavorativo nel quale è stato esposto all'amianto, ai sensi dell'art. 13, ottavo comma, della legge n. 257 del 1992 (come modificato dall'art. 1, primo comma, del D.L. n. 169 del 1993, convertito con modificazioni nella legge n. 271 del 1993), l'unico soggetto legittimato a stare in giudizio è l'ente previdenziale, che è il solo soggetto tenuto ad operare la rivalutazione, atteso che la disposizione citata finalizza il beneficio dell'accredito figurativo ad una più rapida acquisizione dei requisiti contributivi utili per ottenere le prestazioni pensionistiche dell'assicurazione generale obbligatoria (e non all'attribuzione delle diverse prestazioni oggetto del regime assicurativo a carico dell'INAIL) e che, d'altronde, la stessa disposizione - diversamente da quella contenuta nel settimo comma del medesimo art. 13 relativa ai lavoratori che abbiano contratto malattie professionali - non prescrive l'assolvimento di alcun incombente da parte dell'INAIL (quale la "documentazione" dell'avvenuta esposizione all'amianto); pertanto, se pure l'Istituto assicurativo sia intervenuto nel procedimento amministrativo (od anche in quello contenzioso) - nell'ambito di una domanda intesa all'attribuzione del predetto accredito contributivo - per attestare, quale soggetto fornito di specifica competenza tecnica, l'esposizione a rischio del lavoratore - ciò non comporta che il relativo accertamento (rilevante ai soli fini probatori) assuma carattere pregiudiziale e vincolante e valga a far assumere allo stesso Istituto la veste di soggetto passivo della domanda del lavoratore, non avendo la richiamata disciplina apportato alcuna innovazione rispetto al principio generale secondo cui la legittimazione alla causa è connessa alla titolarità del rapporto sostanziale (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 19 giugno 2002, n. 8937).

Idem in ordine alla Sentenza n. 6659/03: con riguardo al beneficio della rivalutazione contributiva previsto dall'art. 13, comma ottavo, della legge n. 257 del 1992 in favore dei lavoratori del settore dell'amianto - beneficio consistente in un incremento dell'anzianità contributiva realizzato attraverso la rivalutazione per il coefficiente 1,5 dei periodi lavorativi di esposizione all'amianto -, legittimato passivo rispetto alla domanda di attribuzione di detto beneficio è l'ente previdenziale detentore della posizione contributiva e pensionistica del lavoratore che agisce in giudizio. Ne consegue che, nel caso di trasferimento di tale posizione da una ad un'altra gestione previdenziale, è l'ultimo ente, in quanto obbligato, sul piano sostanziale, ad erogare un'unica pensione commisurata al coacervo dei contributi computabili per legge (ivi compresi, quindi, quelli derivanti dall'accredito di cui al citato art. 13, comma ottavo, legge n. 257/1992), a dover subire, quale contraddittore passivo, l'azione giudiziaria volta al riconoscimento del diritto all'attribuzione di un siffatto accredito nel calcolo dell'ammontare della prestazione pensionistica dovuta al momento del collocamento a riposo (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 29 aprile 2003, n. 6659).

La Corte di Cassazione ha affermato questo principio con la Sentenza n. 8859 del 2001, e poi successivamente con le Sentenze Cass. Civ., sez. lav., 19 giugno 2002, n. 8937[3]; Cass. 8937/02 e Cass. 16256/03.

Quindi, ai fini del rilascio della certificazione ex art. 13, comma 7, l. 257/92, c’è legittimazione passiva di INAIL, se non altro perché la Corte di Cassazione nel dichiararne il difetto limita la sua declaratoria al riconoscimento del diritto ex art. 13, comma 8, l. 257/92, e perché ne fa esplicito riferimento e distinzione con la Sentenza n. 8937/02[4]:

la norma del comma 8 non prescrive - diversamente da quella contenuta nel comma 7 dello stesso art. 13 per i lavoratori che abbiano contratto malattie professionali - l'assolvimento di alcun incombente da parte dell'INAIL”.



[1] Corte di Appello di Cagliari, con la Sentenza n. 598/05.

[2] Nelle controversie proposte dopo il 3 settembre 1998 aventi ad oggetto il diritto a prestazioni assistenziali secondo la disciplina di cui all'art. 130 del D.Lgs. n. 112 del 1998, il soggetto legittimato passivamente è l'INPS, nei cui confronti lo stato di invalidità va accertato in via incidentale senza necessità di promuovere un doppio giudizio (per l'accertamento delle condizioni sanitarie e per il conseguimento delle prestazioni); va invece esclusa, in base alla predetta disciplina, l'ammissibilità di un'azione di mero accertamento dello stato di invalidità civile, mentre nelle controversie in cui tale stato si configura come un presupposto logico, rispetto ai benefici (diversi dalle prestazioni economiche) richiesti dall'invalido, è legittimato passivamente il soggetto obbligato per legge a soddisfare la specifica pretesa fatta valere dall'interessato. (Fattispecie relativa a controversia non soggetta, ratione temporis, alla disciplina di cui all'art. 42 del D.L. n. 269 del 2003, convertito con modificazioni nella legge n. 326 del 2003, che ha previsto il litisconsorzio necessario del Ministero dell'economia e delle finanze nei procedimenti giurisdizionali concernenti l'invalidità civile) [Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 2 aprile 2004, n. 6565].

[3] “…quando il lavoratore chiede l'accertamento giudiziale del diritto alla rivalutazione (per il coefficiente 1,5) del periodo lavorativo nel quale è stato esposto all'amianto, avvalendosi della disposizione di cui all'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992 n. 257 (come modificato dall'art. 1, comma 1d.l. 5 giugno 1993 n. 169, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1993 n. 271), l'unico soggetto legittimato a stare in giudizio è l'ente previdenziale, essendo tale ente il solo tenuto ad operare la richiesta rivalutazione, posto che la norma che dà veste al diritto azionato finalizza il beneficio dell'accredito figurativo da essa previsto a una più rapida acquisizione dei requisiti di contribuzione utili per ottenere le prestazioni pensionistiche dell'assicurazione generale obbligatoria e non all'attribuzione delle (diverse) prestazioni oggetto del regime assicurativo che fa carico all'INAIL. Alle considerazioni già svolte in quella sede va aggiunto che, significativamente, la norma del comma 8 non prescrive - diversamente da quella contenuta nel comma 7 dello stesso art. 13 per i lavoratori che abbiano contratto malattie professionali - l'assolvimento di alcun incombente da parte dell'INAIL, in particolare richiedendo, come in quel caso, che l'avvenuta esposizione all'amianto sia "documentata" dall'Istituto. Se pure, quindi, a quest'ultimo, nel procedimento amministrativo aperto dall'INPS a seguito della domanda di attribuzione dell'accredito contributivo di cui trattasi (come pure nella eventuale fase contenziosa) può essere chiesto di intervenire per attestare, quale soggetto dotato di specifica competenza tecnica, l'esposizione a rischio, ciò non significa che l'accertamento dallo stesso operato assuma carattere pregiudiziale e vincolante (rilevando solamente ed eventualmente a fini probatori), né che la sua (eventuale) partecipazione al giudizio gli faccia assumere la veste di soggetto passivo della domanda del lavoratore interessato, non avendo lalegge n. 257/92 (come modificata e integrata) innovato rispetto al principio generale di diritto processuale secondo cui la legittimazione alla causa è connessa con la titolarità del rapporto sostanziale” (Cass. Civ., sez. lav., 19 giugno 2002, n. 8937).

[4] Amplius nota n. 764.