2. L’art. 13, commi 6 e 7 della Legge 257/92.


Le norme di cui ai commi 6 e 7 dell’art. 13 della Legge 257/92 non hanno dato adito ad alcun dubbio interpretativo, né sono sorte controversie sulla loro applicazione, poiché ai lavoratori delle cave e miniere nelle quali si estraevano e ricavavano i minerali di asbesto, pacificamente gli enti previdenziali hanno provveduto a rivalutare la posizione contributiva con il coefficiente 1,5, permettendo così, anche per effetto delle altre misure di sostegno ai lavoratori del settore, che nessuno rimanesse privo di mezzi di sostegno, in seguito alla dismissione delle attività per effetto dell’entrata in vigore del divieto di estrazione e commercializzazione dei prodotti in amianto; mentre si sono riscontrate maggiori difficoltà per quanto riguarda l’applicazione della disciplina relativa ai casi di insorgenza di malattie professionali asbesto correlate, poiché spesso l’Inail non le ha riconosciute, o le ha riconosciute in ritardo, oppure non le ha riconosciute come tali, oppure dopo la condanna giudiziale, e ciò ha determinato dei pregiudizi, se non altro perché ha ritardato l’accesso al pensionamento di molti lavoratori che sono rimasti esposti al rischio nei siti contaminati, ovvero hanno potuto godere di un minor periodo di riposo, ovvero hanno maturato il diritto alla prestazione pensionistica con il massimo dell’anzianità anagrafica e della contribuzione previdenziale nelle more del rilascio del certificato di esposizione, divenuto così del tutto inutile.

L’Inail per i lavoratori affetti da una delle patologie asbesto correlate regolarmente documentate (ovvero che hanno lavorato in cave e miniere di amianto) deve rilasciare il certificato di esposizione e lo deve inoltrare direttamente all’ente presso il quale è costituita la posizione previdenziale dell’avente diritto, che rivaluterà l’intero periodo con il coefficiente 1,5 utile per maturare il diritto a pensione, e per coloro che lo hanno già acquisito, per rivalutarne le prestazioni.

Queste norme non fanno riferimento ad un periodo minimo di esposizione, né a limiti di soglia, per cui la fattispecie si perfeziona con la sola documentazione dell’attività di lavoro in cave e miniere di amianto, o con la certificazione dell’insorgenza della malattia professionale, documentata dall’Inail, senza alcun limite temporale, e senza la necessità di dedurre e provare che ci sia stata una esposizione qualificata pari o superiore alle 100 ff/ll nella media delle otto ore lavorative.