17.La prescrizione del diritto alla rivalutazione della posizione contributiva, ex art. 13 comma 8 L. 257/92.

La IARC, Agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Ricerca sul Cancro, nella sua ultima monografia (2012), conferma le capacità cancerogene che hanno le fibre di amianto, che provocano diverse neoplasie, tra le quali il mesotelioma e i tumori al polmone, alla laringe e all’ovaio; inoltre, allo stato delle conoscenze è cancerogeno probabile per i tumori del tratto digerente (faringe, stomaco e colon)[1], oltre alle fibrosi (asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici), queste ultime con ripercussioni anche per l’apparato cardiocircolatorio.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono più di 125 milioni i lavoratori che ne sono esposti[2], con più di 107 mila decessi ogni anno solo per il cancro al polmone, il mesotelioma e l’asbestosi[3], e si tratta di un dato sottostimato, perché molti Paesi in via di sviluppo non censiscono i casi di patologie asbesto correlate e perché debbono essere aggiunti quelli di origine non professionale e per altre patologie che non sono contemplate tra quelle oggetto di indagini epidemiologiche.

In Italia più di 6.000 persone perdono la vita ogni anno per patologie asbesto correlate[4] e purtroppo quest’epidemia si protrarrà nei prossimi decenni, con il picco massimo atteso per il 2025/2030.

Tale situazione proseguirà, anche se con una minore intensità del numero di nuovi casi, anche per i prossimi 30/40 anni[5] e l’unico strumento per vincere tali patologie è costituito dalla bonifica.

L’Italia, fino alla fine degli anni ’80 è stato il secondo maggior produttore europeo di amianto, dopo l’Unione Sovietica, e nel periodo dal 1945, fino al 1992, vi sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di amianto, con il picco di 164.788 tonnellate che si è raggiunto nel 1976, e ancora nel 1987 la produzione era di più di 100 mila tonnellate annue.

Il fatto che l’amianto fosse dannoso per la salute umana è conoscenza antica: Adelaide Anderson e Lucy Deane, dell’Ispettorato inglese e gallese, già nel 1898 avevano incluso la tessitura dell’amianto tra le lavorazioni più polverose e pericolose ‘per la salute dei lavoratori’ e in Italia il Prof. L. Scarpa[6] constatò che tra i 27.000 ammalati di tubercolosi polmonare, curati nel Policlinico Generale di Torino, tra il 1892 e il 1906, soltanto 30 erano stati esposti a polveri e fibre di amianto, per un impiego ancora esiguo nelle lavorazioni, e tra questi, 21 donne e 9 uomini, e presentavano tutti lo stesso quadro clinico caratterizzato dalla virulenza della malattia e dal repentino esito infausto.

Il Tribunale di Torino (proc. n. 1197/1906), ha rigettato la domanda risarcitoria di Bender e Martiny e The British Asbestos Company Limited nei confronti dell’Avv. Carlo Pich e del gerente Arturo Mariani, redattori della Rivista “Il progresso del Canavese e delle Valli di Stura”, edito a Ciriè, poiché negli articoli pubblicati nei numeri di giugno 1906 non c’era nulla di falso in quanto quella dell’amianto è “fra le industrie pericolose […] le particelle […] vengono a ledere le vie delli apparati respiratorii, […] fino al polmone, predisponendole allo sviluppo della tubercolosi, facilitandone la diffusione aumentandone la gravità”. La decisione venne confermata con la Sentenza n. 334 del 28.05.97 della Corte di Appello di Torino, poiché “la lavorazione di qualsiasi materia che sprigioni delle polveri [...] aspirate dall'operaio, sia dannosa alla salute, potendo produrre con facilità dei malanni, è cognizione pratica a tutti comune, come è cognizione facilmente apprezzabile da ogni persona dotata di elementare cultura, che l'aspirazione del pulviscolo di materie minerali silicee come quelle dell'amianto [...] può essere maggiormente nociva, in quanto le microscopiche molecole volatilizzate siano aghiformi od almeno filiformi ma di certa durezza e così pungenti e meglio proclivi a produrre delle lesioni ed alterazioni sulle delicatissime membrane mucose dell'apparato respiratorio”. Il regio decreto 442 del 14.06.1909 includeva la filatura e tessitura dell'amianto tra i lavori insalubri o pericolosi.

Gli studi sperimentali già negli anni ’30 avevano portato a confermare l’effetto cancerogeno dell’amianto sulla salute umana, e successivamente due studi epidemiologici, nel 1955[7], quello di Doll per il polmone e nel 1960[8] quello di Wagner e collaboratori per il mesotelioma, e nel corso della conferenza sugli effetti biologici dell’amianto organizzata dalla New York Academy of Sciences, i cui atti furono pubblicati nel 1965.

Grazie all’intervento del Prof. Irving Selikoff, si generò l’unanime consenso della riconducibilità anche del mesotelioma all’esposizione ad amianto, come patologie monofattoriale ed in generale sulla cancerogenicità di tali minerali[9].

Il Legislatore italiano, al di là della normativa di carattere generale (artt. 19, 20 e 21 del DPR 303/56, e art. 377 e 387 del DPR 547/55 e art. 2087 c.c.), solo che tali norme erano del tutto insufficienti e si sono rivelate tali anche alla luce della Direttiva CEE 477/83, avente ad oggetto la “Protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con una esposizione all’amianto durante il lavoro”, il cui mancato tempestivo recepimento portò la Corte di Giustizia dell’Unione Europea a condannare l’Italia con decisione del 13.12.90, con la quale è stata definita la procedura di infrazione n. 240/89.

Fu in tale contesto che, con il Dlgs 277/91 furono adottate ulteriori misure di cautela, cui fece seguito, successivamente, la Legge 257/92, che aveva anche finalità preventive[10].

Con l’art. 13 della L. 257/92, il Legislatore ha stabilito che ai lavoratori esposti all’amianto fossero riconosciute delle maggiorazioni contributive, utili per anticipare la data di maturazione della prestazione, ovvero alla rivalutazione delle prestazioni già in essere, rispettivamente al comma 6 per coloro che avessero lavorato nelle miniere o nelle cave di amianto, con il comma 7 per coloro che avessero contratto malattia professionale in seguito ad esposizione ad amianto, e, con il comma 8, anche per coloro che vi fossero rimasti esposti per oltre 10 anni, purchè in concentrazioni superiori alle 100 ff/ll nella media delle otto ore lavorative, e ciò in ragione del pregiudizio comunque sofferto da questi lavoratori in seguito all’esposizione al cancerogeno, avente natura risarcitoria (Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 2351/2015[11]).

Recentemente però, proprio queste tesi, un tempo sostenute dall’Avv. Ezio Bonanni a partire dall’inizio degli anni 2000, hanno portato la Corte di Cassazione ad affermare la prescrittibilità, con termine decennale, del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione aveva inizialmente limitato la prescrizione ai soli casi di lavoratori in pensione, facendo decorrere il termine decennale dal momento del pensionamento, solo che successivamente, invece, la stessa Corte ha ritenuto che la prescrizione potesse essere eccepita anche per quanto riguarda i lavoratori non in pensione, con il termine decennale di prescrizione decorrente dal momento della consapevolezza della sussistenza del diritto.

Ci si potrà difendere da questa ulteriore tagliola invocando l’applicabilità dell’art. 2935 c.c., ed eventuali domande all’INAIL che, in alcuni casi, la giurisprudenza di merito ha considerato interruttive del decorso della prescrizione, ed in ogni caso valorizzando eventuali comportamenti dell’INPS rilevanti ai sensi dell’art. 2941 n. 8 c.c..

 



[1] International Agency for Research on Cancer - World Health Organization IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans - Vol. 100C “arsenic, metals, fibres, and dusts volume 100 C - A review of human carcinogens” ASBESTOS - Lyon, France - 2012.

[2] Concha-Barrientos M, Nelson D, Driscoll T, Steenland N, Punnett L, Fingerhut M et al. Chapter 21. Selected occupational risk factors. In: Ezzati M, Lopez A, Rodgers A, Murray C, editors. Comparative quantification of health risks: global and regional burden of disease attributable to selected major risk factors. Geneva: World Health Organization; 2004:1651–801 (http://www.who.int/healthinfo/global_burden_disease/cra/en/, accessed 11 March 2014).

[3] Driscoll T, Nelson DI, Steenland K, Leigh J, Concha-Barrientos M, Fingerhut M et al. The global burden of non-malignant respiratory disease due to occupational airborne exposures. Am J Ind Med. 2005;48(6):432–45.

[4] La stima di 6 mila morti si ottiene considerando che il RENAM registra più di 1.500 decessi per mesotelioma ogni anno, tenendo conto che le morti per cancro al polmone sono circa il doppio di quelle causate dal mesotelioma (e quindi più di 3 mila), e tenendo conto delle altre patologie tumorali e di quelle non neoplastiche.

[5] L’unico strumento per mettere fine al fenomeno epidemico indotto dall’esposizione ad amianto è la bonifica che evita le esposizioni e quindi le future patologie e quindi i futuri decessi.

[6] L.Scarpa, Lavori dei Congressi di Medicina Interna- Industria dell’amianto e tubercolosi (XVIII Congresso tenuto in Roma nell’ottobre 1908), Roma marzo 1909.

[7] Doll, Mortality from lung cancer in asbestos workers. Br J Ind Med 1955; 12:81-6

[8] Wagner et alii; Diffuse pleural mesothelioma and asbestos exposure in the North Western Cape Province. Br J Ind Med 1960;17:260-71

[9] Enterline PE. Changing attitudes and opinions regarding asbestos and cancer 1934-1965. Am J Ind Med 1991;20(5):685-700

[10] Così anche il Dott. Iacoviello, Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione nel processo Eternit, in Schema della requisitoria pronunciata avanti alla Sezione I penale della Corte di cassazione nel processo Eternit – 19 novembre 2014, in Dir. Pen. Cont., 21 novembre 2014.

[11] Cass. civ. Sez. VI - Lavoro, Sent., 09-02-2015, n. 2351:La giurisprudenza di legittimità è, dunque, ormai attestata sulla configurabilità del beneficio della rivalutazione contributiva della posizione assicurativa come un diritto autonomo rispetto al diritto a pensione (solo questo primario ed intangibile - Cass., sez. un., 10 giugno 2003, n. 9219 -) che sorge in conseguenza del "fatto" della esposizione ad amianto e determina una maggiorazione pensionistica avente in un certo qua modo natura risarcitoria, e ciò perchè nel sistema assicurativo - previdenziale la posizione assicurativa, nonostante la sua indubbia strumentalità, "costituisce una situazione giuridica dotata di una sua precisa individualità", potendo spiegare effetti molteplici, anche successivamente alla data del pensionamento, e costituire oggetto di autonomo accertamento.